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Il film in sala della settimana: "The amazing Spider-man" di Marc Webb

La rubrica settimanale di Luigi Virgolin del Comune di Bologna, friulano di Sottoselva, ci propone uno dei blockbuster che hanno avuto più successo nel periodo recente. Per capire, per criticare, perché è il cinema

Che l’ultima versione dell’Uomo Ragno assomigli anche ad un’operazione di marketing non è una novità. Perché il supereroe della Marvel, nato dal duo Stan Lee-Steve Dikto, è ormai diventato un brand, un po’ come la sua New York che di recente sta ripensando la propria strategia di comunicazione e in particolare la campagna turistica “I love NY”. Alla fine della pellicola i ragazzi girano con l’effigie del ragno sulle magliette, oppure la riproducono orgogliosi sui muri della loro città. Inoltre, il fatto che il titolo esca a soli pochi anni dalla celebre saga firmata da Sam Raimi genera non poche perplessità, vista la necessità di non seguire pedissequamente le orme pregresse, bensì di reinventare una materia che sembrava già ampiamente codificata.

Così, tra uno stage di genetica e i tentativi di incroci tra specie nei laboratori della Oscorp, ritroviamo un Peter Parker più ribelle – Guevara sotto mentite spoglie – che emarginato, anzi piuttosto sicuro di sé. Il romanzo di formazione, attraversato dalla metafora dell’adolescente in cerca della propria identità, inquieto e curioso, vira verso la commedia adolescenziale di ambientazione scolastica, probabile scelta del Marc Webb di (500) giorni insieme (2009).

Eppure, nonostante la difficoltà di trovare una voce personale, troppo condizionata dall’ostentata ricerca della spettacolarità in 3D – guardate la sequenza del duello finale nel cielo di New York – il film contiene interessanti spunti visivi sul potere di proiezione dell’immagine, sul rimando ad un’altra identità, sul rapporto con la maschera. Le prime immagini del film ci consegnano Peter ragazzino che si scherma il viso, dapprima con le mani nel gesto di giocare a nascondino, poi dietro gli occhiali del padre. La genesi dell’iconografia dell’Uomo Ragno va ricondotta al manifesto di un incontro di wrestling, proiezione di un fertile immaginario. E quando Spider-Man è diventato quello che conosciamo, una maschera completa, ci appare riflesso nei vetri a specchio di un grattacielo. Anche l’utopia del malvagio – e sottotono – Curt Connors prende forma grazie ad una superficie di vetro, che gli restituisce virtualmente il braccio mancante.
 

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