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Il film in sala della settimana: "La talpa", di Tomas Alfredson

Terza puntata dell'attesa rubrica di Luigi Virgolin della Cineteca di Bologna, friulano di Sottoselva. Ogni martedì ci presenterà una pellicola da vedere: per capire, per criticare, perchè è il cinema

Cominciamo dalla fine. La sequenza conclusiva, costruita sulle note della classica La mer di Charles Trenet riarrangiata/reinventata da Julio Iglesias, e nella quale si tirano le fila delle tante tessere dell’intricato mosaico, è da antologia. Ed è la firma in calce del regista, che con audacia spudorata ed ironia disinvolta ma controllata chiude non una semplice spy story ma una rielaborazione personale, che costeggia da vicino il genere pur seguendo con coerenza una rotta autonoma. Certo, il solco è già tracciato dal romanzo di John le Carré: nella Londra della guerra fredda, l’ex agente di primissimo piano George Smiley viene richiamato in servizio per snidare la talpa, la spia infiltrata dai sovietici ai vertici dei servizi segreti inglesi.

Ma il film ha a sua disposizione propri strumenti per diventare qualcosa di più e di diverso, insomma un’opera d’autore, e li impiega con efficacia. Sul piano narrativo, l’azione è raffreddata, congelata, sospesa in una dilatazione temporale e frammentata da ampi flashback, col risultato che gli intrighi internazionali non si svolgono su palcoscenici roboanti, come il filone di spionaggio suggerirebbe, ma sono piuttosto il teatro di rovelli interiori, consumati tra un bicchierino di scotch e uno di gin. Il linguaggio cinematografico poi dispiega tutti quei dispositivi – movimenti di macchina, obiettivi con lenti a focale corta e cortissima – riconducibili alla sfera dello sguardo e alla problematica centrale della messa a fuoco. L’interprete chiave di tali scelte registiche è un immenso Gary Oldman, celato dietro le lenti degli occhiali che spesso pulisce o addirittura fa sostituire per meglio vedere, imbolsito dentro un cappotto/corazza che nasconde le emozioni più di quanto mostri di sé.


Il fascino e la forza de La talpa si snodano lungo quel sottile crinale che separa l’intreccio, una spirale stringente puntellata di menzogne e dissimulazioni, dal racconto esistenziale che parla di cameratismo, di gioventù, di pene d’amore, di amicizia e tradimento. Per meglio districarsi nei fatti, aiuta avere presente lo splendido romanzo da cui il film è tratto.

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