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Al cinema in settimana: "Bella addormentata" di Marco Bellocchio

Luigi Virgolin commenta per noi un film che ha fatto molto discutere in tutta Italia e a Udine in particolare, avendo preso spunto dalla vicenda che ha visto la fine dei giorni di Eluana Englaro

Chi veglia e chi dorme, nel nostro Paese immobile in perenne attesa, mentre si fa scempio della libertà (e del corpo) individuale? Per provare a raccontare questo film, che pure ha nell’impianto visivo meriti innegabili, meglio partire dalle musiche di Carlo Crivelli, collaboratore di lungo corso di Bellocchio che in tempi recenti abbiamo apprezzato in Vincere (2009) e Sorelle Mai (2010). Le sue note raffinate, sospese e segrete ordiscono un’atmosfera misteriosa, dagli accenti fiabeschi. Perché Bellocchio, uno dei nostri massimi autori in splendida attività, volendo immergere i ferri del mestiere nei guasti dell’Italia presente, sceglie lucidamente di adottare, già dal titolo, il registro della fiaba.
Le musiche trovano rispondenza in un impasto materico – plasmato da memorie cinematografiche, reperti comportamentali (e televisivi) del nostro tempo, composizioni plastiche, invenzioni stilistiche – che la dice lunga sulla padronanza e sul controllo formali raggiunti da un autore in grado di amalgamare, con le stesse dosi di freschezza, coerenza e audacia, i diversi piani narrativi e i diversi materiali di cui è composto un film.

IL FILM A UDINE E PROVINCIA

Lo spunto di partenza è il noto caso Englaro: nel febbraio 2009 Eluana Englaro, dopo 17 anni trascorsi in coma e con alimentazione artificiale, viene fatta trasportare dal padre a “La Quiete” di Udine, residenza sanitaria assistenziale in cui operano medici disposti a interrompere il trattamento. L’Italia si spacca in due fronti contrapposti sul tema del fine vita.

Dalla vicenda di cronaca il regista trattiene quel tanto che gli occorre. Il resto è astrazione, ragionamento simbolico su ciò che accade quando lo slancio vitale si fa gestione e amministrazione dell’ordinario, la fede diventa una recita, la cura dell’altro indifferenza, la politica cinismo e spartizione tra consorterie. Certo, La bella addormentata non raggiunge i vertici toccati con Vincere, che aveva impressionato per la potenza visionaria e l’uso superbo del linguaggio filmico. Anche se la figura dello psichiatra dei senatori e la scena della sauna sono destinate a fissarsi indelebili nel nostro immaginario.
 

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