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Caso Regeni, sei mesi dopo: a Udine rivolta civica contro la politica ambigua

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Un'aquila aquileiese dallo sguardo truce. Uno stendardo giallo recante la bellicosa effigie del celebre spadone del patriarca Marquardo di Randeck. Coccarde, gialle anch'esse, listate a lutto. Dopo aver assistito in San Giacomo alla solenne celebrazione eucaristica patronale, dedicata dai sodalizi stessi espressamente a "Giulio e Martiri d'Egitto" nel sesto trigesimo della scomparsa di Giulio Regeni, rappresentanze sociali e alleate del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico "Fogolâr Civic" e del Circolo Universitario Friulano "Academie dal Friûl" hanno sottoscritto a Udine, lunedì 25 luglio 2016, presso la fontana del Mercatonuovo, una dura lettera di dissenso, indirizzata simbolicamente alla governatrice regionale Debora Serracchiani e per conoscenza al prof. Furio Honsell, sindaco di Udine, capitale del Friuli Storico, quale atto di fiera testimonianza contro le rilevate ambiguità e inconcludenza della politica nazionale, internazionale e anche locale circa la gestione di "un caso che certo costituisce punto d'onore del migliore Friuli, della migliore Italia e della migliore Europa". Eccone il testo, avente per oggetto una perentoria dichiarazione: "Non vogliamo e non dobbiamo essere amici di chi ha ucciso un nostro valentissimo figlio!". A introdurre la missiva di una specifica asserzione della presidente Serracchiani, apparsa sulla stampa locale, tra le colonne delle Messaggero Veneto, il 10 luglio scorso: "Le nostre parole e le nostre azioni sono guidate dalla volontà di ottenere verità per Giulio Regeni attraverso il dialogo, non di scavare un fossato tra noi e l'Egitto". Da qui la lettera. "Pregiatissima, con chi è responsabile dell'assassinio di un nostro figlio non si collabora e non si commercia, pena l'oltraggio al suo caro ricordo e la rinuncia alla dignità. Spiace segnalare, a titolo d'esempio, come inaccettabili certe Sue parole, riportate dalla stampa locale e sfortunatamente non isolate, riguardo ai concetti, nel panorama delle Istituzioni, della politica, dell'economia e della società italiane di oggi, ma nel Suo caso ancor più inopportune, presiedendo Lei la regione d'origine del valentissimo Giulio Regeni. Parole che suonano oltraggiose per chi veramente, da cittadino, da essere umano, prova dolore, moto di rivolta, sete di giustizia - non di chimeriche verità che sono il segreto di Pulcinella! - , di fronte allo scempio di un valoroso concittadino, onesto e impegnato giovane studioso inviso al tirannico regime egiziano di cui denunciava le nefandezze mentre l'Italia - quella che conta - e i suoi governanti ne ricercavano meschinamente grazie e favori. Parole oltraggiose per la migliore società civile di un Paese non completamente asservito alle logiche degli affari, del potere e delle strategie altrui. 'Un fossato tra noi e l'Egitto'? Un vallo romano, una muraglia cinese, ci vorrebbe, se davvero l'Italia e l'Europa fossero quei campioni dei valori universali che invece non sono. Un vallo, che, per serietà - Carneade! - , andava scavato ben prima dell'assassinio del nostro Giulio, sin dal principiare della tirannide in terra d'Egitto, prima di farsene in qualche modo cortigiani e complici e in sinergia con un'Unione continentale titolata a imporre ai suoi Paesi membri un'unità d'intenti, una solidarietà non di mera facciata come quella espressa e fors'anche troppo poco pretesa dallo Stato italiano sul caso Regeni. Un 'limes' civile contro la 'barbaritas', contro un regime incivile immanente, non certamente contro una nazione le cui fasi storiche sono irriducibili ad una precaria funesta stagione. Non tanto 'un fossato tra noi e l'Egitto' bensì un fossato tra noi e questo Egitto, finché il regime dei torturatori non sia rovesciato e cacciato nel fango. Si chiederà come mai un manipolo di cittadini scriva a Lei queste cose. Le abbiamo già scritte alle più alte cariche dello Stato, quello il cui governo ha incredibilmente in gran parte affidato a meri canali tribunalizi la ricerca di una soluzione del caso in parola. Quanto, infatti, avrebbero ottenuto i Paesi alleati contro il nazifascimo se, invece di mobilitare militarmente contro la Germania di Hitler o l'Italia di Mussolini, fossero ricorsi alle vie legali per, ad esempio, salvare gli ebrei e le altre minoranze perseguitate! Non si pretenda dal cittadino la serietà che pare difficile scorgere a monte e non si pretenda dal mondo il rispetto che non ci si sa guadagnare sul campo. Anche stavolta, come del 1943, il popolo, non lo Stato, anzi uno studente, un ricercatore universitario, un giovane con la ferma onestà del mito delle sue genti all'estremo lembo nordorientale del Belpaese, ha potuto salvare, ha potuto riscattare, con il suo sacrificio, con il suo personale martirio, la dignità di un'Italia vergognosamente ossequiente nei confronti delle tirannie d'Oltremare. 'Cosa ci faceva Regeni in Egitto?' si chiedono ancora certi benpensanti che tutto dominano, tutto sanno. 'Cosa ci facevano e cosa ci fanno in Egitto l'Italia e i suoi degni compari europei e occidentali?' ci chiediamo noi, invece, orgogliosi di essere figli degeneri della civiltà di Niccolò Machiavelli. In ogni caso ci venga risparmiato il risibile spettacolo di certi maldestri tentativi di catechizzazione civile del Barbaro, richiamato a valori che orgogliosamente egli manifesta e dichiara non suoi. Basta ammiccamenti con i criminali! 'Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei' scriveva a buon titolo il grande Goethe, nostro celeberrimo scrittore tedesco. L'Egitto, che ha ucciso il nostro Regeni e che ha ucciso e uccide tanti propri figli che, come lui, hanno promosso valori di libertà in quella sciagurata terra, non può essere, nemmeno parzialmente, considerato amico o interocutore. Non ci si aspetti solidarietà, non si attenda affatto dal cuore rispetto per le Istituzioni, qualora ai toni sprezzanti del Cairo, l'Italia e il Friuli Venezia Giulia ignominiosamente continuassero a rispondere intercalando toni concilianti. 'Regeni ha rovinato l'economia!' si osa sussurrare in mezzo al peggior ciarpame. No, egli ha smascherato piuttosto l'ignobile ipocrisia italica ed europea non soltanto in relazione alle sciagure civili d'Oltremare, ma riguardo anche ovunque all'effettiva tutela dell'incolumità e dell'onore dei cittadini italiani ed eurocomunitari nel mondo. Se la politica sinora non ha fatto abbastanza ovvero più o meno incoscientemente ha sbagliato strada, abbia almeno il pudore di non fare di peggio, di collaborare con il nemico. Certo, il 'nemico': non vi è altro temine calzante oggi per definire il regime egiziano che sulla persona e sulla memoria del nostro Regeni ha infierito ampiamente, obbrobriosamente e imperdonabilmente, calpestando con lui tutti noi. Pace? Nemmeno per sogno! In questi casi la pace non è didattica, non insegna nulla, anzi, rafforza il senso d'impunibilità e onnipotenza dei tiranni! Giustizia, piuttosto! E giustizia significa smascherare non solo i carnefici ma anche i servili loro sostenitori, variamente complici di una vicenda e di una situazione che gridano vendetta di fronte al tribunale della Civiltà e dell'Umanità! 'Non auro, sed ferro', non con la vile salvaguardia degli affari pagata con taciti consensi alle peggiori barbarie, ma con l'irriducibile, esemplare, attiva, ostilità nei confronti di tirannie con le quali è intollerabile anche solo pensare d'interloquire. Che dire, infatti, dei benpensanti occidentali, cittadini e Istituzioni, che in Hitler e nel nazismo poterono implicitamente vedere persino il male minore da opporre al famelico orso sovietico? Non furono, forse, in qualche modo complici della barbarie folle dei lager? Almeno dal piccolo nostro Friuli Venezia Giulia, innanzitutto dalle sue Istituzioni rappresentative, desidereremmo toni all'altezza non solamente della condotta della famiglia del compianto martire, la cui dignità e tenacia fanno senz'altro onore al nostro popolo di fronte al mondo, ma anche conseguentemente adeguati al migliore genio di queste terre, mai soggiogato dai tanti oppressori che le hanno calcate. Oggi il nostro Friuli Venezia Giulia ha di che vantarsi ad essere patria di Giulio Regeni, fulgido eroe cosmopolita. Siamone degni! Non accettiamo - noi primi fra tutti - una vergognosa 'pax' egiziana sul 'Mare Nostrum', una 'pax' egiziana grondante di sangue generoso e innocente! Se la politica e l'economia, invece, ci conducessero meschinamente verso quei lidi, sappiano sin d'ora che hanno tradito". Oltre alle firme del presidente di Fogolâr Civic e Academie dal Friûl, prof. Alberto Travain, e dei suoi omologhi della Federazione provinciale udinese dell'Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare e del Club per l'Unesco di Udine, nella fattispecie geom. Sergio Bertini e prof.ssa Renata Capria D'Aronco, la corposa e accorata missiva è stata sottoscritta simbolicamente dal numero di dodici cittadini, variegato campione della società civile e culturale del territorio, rispondenti ai nomi di Alfredo Maria Barbagallo, Manuela Bondio, Anna Buliani, Maurizio Di Fant, Marisa Celotti, Milvia Cuttini, Jole Deana, Carlo Alberto Lenoci, Luigina Pinzano, Maria Luisa Ranzato, Elvia Tosolini, Mirella Valzacchi. Dopo sei mesi, in Friuli come altrove in Italia e in Europa c'è ancora gente ostinata, irriducibile custode della memoria, pronta a presidiare un campo su cui il velo dell'oblio troverà davvero, questa volta, resistenze inaspettate.

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