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Amore per l’arte e grande dinamismo: il fenomeno ARTtime

La galleria sabato 25 inaugura la mostra "Libertà creativa"

Glocal è un termine coniato da Zygmunt Bauman che vuol dire atteggiamento o visione che si concentra contemporaneamente sulla dimensione globale e su quella locale, o anche fenomeno particolare di una certa zona, ma capace di diffondersi a livello globale. Per fare un esempio, la sagra delle patate di Godia è local, con la Frico app di Google diventa glocal.

Per definire la Galleria ARTtime – sabato 25 alle 17 e 30 il vernissage della mostra "Libertà creativa" –, che si trova in pieno centro a Udine in vicolo Pulesi, userei proprio il termine glocal. Parliamo di uno spazio artistico aperto nel 2003, e diretto prima dalla Signora Silvana, poi dalla figlia Patrizia, e infine da Luca. Uno spazio d’arte capace di ospitare nelle stesse mostre artisti friulani e provenienti dal resto del mondo, con un occhio di riguardo per la Mitteleuropa e i pittori germanici in particolare.

La mission è chiara: “La Galleria ha come obiettivo la diffusione dell'arte contemporanea, in particolare punta alla valorizzazione sul territorio di tutti gli artisti provenienti da ogni parte d'Italia e dall'estero. Inoltre, vuole dare opportunità espositive anche ai giovani artisti emergenti. La Galleria organizza mostre collettive e personali di qualità, permettendo la continua circolazione dell’arte, arricchendo ulteriormente il vasto panorama culturale di Udine e dell’intera regione Friuli Venezia Giulia".

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Io di arte figurativa non ci capisco nulla, non ho mai avuto velleità in tal senso tranne che in terza media, quando portai alla mia prof. di arte un disegno astratto su cui avevo lavorato tantissimo cercando di riempirlo di significati reconditi, come un novello Magritte. Lei lo prese, lo girò, lo guardò al contrario e mi disse che non era male, era sufficiente. Dopo quel trauma pre-adolescenziale ho avuto un rigetto per il disegno artistico fino a quando non ho iniziato a frequentare l’ARTtime. 

Ogni due settimane le candide pareti della galleria creano un turbinio caleidoscopico, attraente ed enigmatico. Partecipando al vernissage del sabato pomeriggio si sciolgono i dubbi, grazie alle spiegazioni bilingue del curatore Luca (italiano e english, anche in questo Glocal), ed è un piacere per tutti i fortunati presenti, anche per un inesperto come me, immergersi nel Bello.

Dulcis in fundo, oltre allo sfizioso rinfresco finale, si può proseguire la contemplazione anche a Galleria chiusa, sbirciando qualche quadro dai prospicienti locali di Via Pulesi, con un buon taj della collaudata Osteria Pulesi, o una deliziosa birra belga o le Ales d’oltremanica del ruggente Trinity.

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