La delicatezza della Talliente incanta il pubblico con le sue Beatitudini

In scena al Teatro San Giorgio, l'attrice ha portato uno spettacolo dedicato agli umili, ai puri di cuore e agli uomini compassionevoli

Aida Talliente in scena

La potenza del titolo e del tema scelto dovrebbero valere già il prezzo del biglietto. Di questi tempi il coraggio è già un biglietto da visita sufficiente per muovere dall'ozio quotidiano e drizzare le orecchie. Questo deve aver pensato la Talliente, quando ha deciso di mettere in scena "Il Vangelo delle beatitudini", spettacolo in quattro atti dove disperazione e speranza si incrociano come vecchie amiche sul palco.

Il debutto

Venerdì 22 e sabato 23 sono stati i giorni di messa in scena, con un Teatro San Giorgio pieno ed esultante, perché quando si parla di creazioni e produzioni locali, non c'è udinese che non provi un pizzico di soddisfazione. Una creazione che ha impegnato la Talliente in modo totale, con la coproduzione del Css Teatro Stabile di innovazione del Fvg. «C'è un disperato bisogno di speranza e di parlare di speranza. Di vederla attuata in azioni concrete, di cercarla, di gridarla».

Lo spettacolo

Trovarsi di fronte a un  momologo può essere spesso pericoloso. Chi sta in scena deve portare con sè uno spettro pressocché infinito di emozioni e, soprattutto, deve essere in grado di trasmetterele al pubblico. E la Talliente si merita un plauso speciale per la sua capacità di donare e donarsi, senza risparmiare movenze, espressività e capacità interpretative che paiono nascere da un suo profondo, evidentemente scosso dal tema della rappresentazione. Evitato il rischio, i dettagli in più li hanno messi le immagini, i suoni e i pochi oggetti di allestimento scelti dall'attrice, per accompagnarla in questa impegnativa narrazione. Lo annuncia all'inizio, la Talliente, che ci vuole «una delicatezza che sia di tutti». Questa forse l'impresa più ardua visto il tempo feroce che corre.

I contenuti

La Talliente ha portato in scena il "discorso della montagna" riportato agli uomini, in un percorso di storie che si interrogano sul tema della speranza legata agli affetti più cari, davanti alla difficoltà del vivere, speranza come augurio. Quattro momenti hanno mostrano volti e condizioni umane differenti per la loro storia ma legate da un discorso comune: le Beatitudini. I quattro tempi sono stati dedicati agli umili e ai puri di cuore, con le immagini dei familiari della Talliente ad accompagnare la narrazione, a quelli che hanno compassione, con riferimento a don Mario Vatta (menzione speciale, in questo tempo, per la video animation di Cosimo Miorelli e la grafica delle proiezioni di Giulia Spangaro), ai non violenti con la storia di un ergastolano in un carcere di massima sicurezza e a quelli che hanno sete di giustizia, dedicato a quelli che hanno il coraggio della coerenza.

La scena

A raccontare, oltre alle parole della Talliete, riconoscibilissima nella sua cadenza che sembra quasi un singhiozzo dell'anima, sono anche le grandi immagini proiettate e scomposte da prismi che attraverso giochi di luce disegnano non solo lo spazio scenico ma anche quello emotivo. Disegni e ombre che si compongono e si dissolvono a svelare lentamente paesaggi diversi. Melodie di giocattoli o piccoli oggetti che nascono direttamente nello spazio scenico, per costruire l’ambiente di ogni storia. Una scelta efficace per affiancare la presenza solitaria della Talliente sul palco, bravissima a entrare nei diversi personaggi (meravigliosa la nonna, toccante il carcerato, con la sua pronuncia catanese).

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Il dubbio

Un'ora di spettacolo delicato. Sufficiente? Forse è questa la domanda che rimane alla fine di una rappresentazione che si presenta con un peso specifico non irrisorio agli occhi del pubblico e che, probabilmente, meritava in realtà meno delicatezza, proprio per rispettare il desiderio dell'autrice di arrivare a tutti. Un linguaggio forse troppo autoreferenziale per arrivare a colpire chi le Beatitudini le sta ignorando se non addirittura calpestando.

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