Quando la famiglia tradizionale 'tradisce' legalmente i figli

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

"La famiglia tradizionale ovvero 'normale' - termine improprio in età relativista -, nata dall'unione di un uomo e di una donna, modello che tanto ci si affanna a difendere come garanzia di esempio ed equilibrio in materia di educazione dei figli, grazie a legislazioni 'libertarie' e ad un disinvolto ed irresponsabile utilizzo diffuso dei diritti da queste sanciti, non costituisce oggi sovente un'agenzia educativa credibile. Se è, dunque, legale separarsi e divorziare a ogni piè sospinto in barba alla prole, abilmente piegata alle ragioni di una realtà modellata a capriccio e passata anch'essa per 'normalità', non soltanto quel modello di famiglia sempre meno rappresenta in automatico un effettivo riferimento educativo - e talvolta anche affettivo - per i figli a carico, ma di tali sue carenze lo Stato legislatore sembra farsi in qualche modo complice, legittimandone il danno sociale affidato a controversa gestione"). Così, nel suo intervento in lingua friulana dal titolo "La 'normalitât' che e tradìs i fîs", si è espresso il prof. Alberto Travain, presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico "Fogolâr Civic" e del Circolo Universitario Friulano "Academie dal Friûl", all'incontro proposto venerdì 13 maggio 2016 dal Club per Unesco di Udine presso la sede universitaria locale di Palazzo di Toppo Wassermann in occasione della Giornata Internazionale delle Famiglie. 

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