Lunedì, 14 Giugno 2021
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800 anni fa, la pace di Caporiacco, da cui derivò il parlamento friulano

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

“Caporiacco, ‘Runnymede del Friuli’, paragonabile alla località britannica, vicino a Windsor, in cui il sovrano Giovanni Senzaterra – grande nemico del leggendario Robin Hood – firmò la celebre ‘Magna Charta’, base dei moderni diritti democratici, cui seguì la nascita del Parlamento inglese? Controversa è la data di maggio in cui otto secoli fa, a Caporiacco, di fronte alla chiesa di San Lorenzo, si poneva fine a una guerra civile con conseguenze enormi sulla costituzione politica del Friuli e di quella che fu l’Europa aquileiese, soggetta al grande Patriarcato di Aquileia: dalla composizione di tali discordie sarebbe sorto il Parlamento friulano, precoce governo del territorio, affidato a tutte le sue forze sociali, quando l’Inghilterra era ancora soltanto una questione tra baroni e sovrano! Vi era mezzo mondo, quel giorno, a Caporiacco, o per lo meno quello tra le odierne Italia, Austria, Croazia e Slovenia: il patriarca di Aquileia, da un lato; dall’altro, i casati ribelli friulani di Castellerio, Fontanabona, Porpetto, Savorgnano e Villalta; il vescovo di Concordia, l’abate di Sesto, il preposito di Carnia, il marchese d’Istria, i conti di Gorizia, Ortenburg, Hohenburg, i nobili di Ras, Morclech, Weissenstein, Hochenegg, Gemona, Cucagna, Osoppo, Rivarotta, Treppo, Mels, Pinzano, Capriva, Piuma, Tricesimo, Rodeano e molti ancora, come attesta il documento steso dal notaio imperiale Leonardo”. E proprio per non dimenticare tutto questo, mercoledì 5 maggio 2021, una delegazione del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic”, guidata dal suo presidente prof. Alberto Travain, è giunta da Udine per visitare i luoghi di quel grande fatto e commemorarne le significative conseguenze politiche e culturali per la civiltà e l’identità friulane. “Il Friuli, cuore storico dell’internazionale domino temporale dei Patriarchi di Aquileia, si avviava, di fatto, a divenire nel tempo, così, una sorta di repubblica feudale federale, con un principe aquileiese ridotto al ruolo di presidente. Implicitamente, quella di Caporiacco – ha sottolineato il prof. Travain, rimarcando l’importanza dell’anniversario – fu davvero una sorta di ‘Magna Charta’, atto fondativo di una ‘Patria del Friuli’ intesa come comunità politica. Dalla prova di forza tra il principe regionale ed i maggiorenti locali sbocciò, così, l’idea di un Friuli condiviso, partecipato, pur nei termini dell’epoca: non più un dominio ma un ‘condominio’, non più ‘inquilini’ bensì ‘condòmini’, non più un ‘padrone’ ma solo un mero ‘amministratore’. Non più sudditi ma ‘cittadini’. Come a dire, insomma: ‘Il Friuli ai friulani!’”. Il professore ha ricordato, infine, come, non a caso, nel 2002, il Fogolâr Civic, sodalizio impegnato nella promozione della coscienza storica popolare, avesse costituito una propria delegazione collinare proprio con sede in quel di Caporiacco, per l’importanza simbolica del luogo nella storia del popolo del Friuli. Un caro ricordo è poi andato alla memoria dei compianti Gino ed Alberto di Caporiacco, autonomisti storici, degni esponenti dell’antica grande casata che tanto, nella storia friulana, si batté per l’autogoverno locale. Presenti, oltre al presidente fogolarista prof. Travain, anche la vicaria sociale prof.ssa Renata Capria D’Aronco, la segretaria sig.ra Iolanda Deana, la soprintendente sig.ra Marisa Celotti, le gonfaloniere sig.ra Anna Rosa Caeran, sig.ra Milvia Cuttini e sig.ra Paola Taglialegne nonché le sodali sig.ra Paola Della Vecchia e la giornalista Laura Zanelli. Presenti anche rappresentanze del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”, del Coordinamento Euroregionalista Friulano “Europa Aquileiensis”, del Club per l’Unesco di Udine, dell’Associazione Udinese per il Recupero della Democrazia Storica Partecipata “Pro Arengo Udine”, del Coordinamento Civico Udinese “Borgo Stazione”, dell’Associazione Giulietta e Romeo in Friuli oltreché del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, Cipro, Rodi, Malta e San Pietroburgo. Spiegato simbolicamente, di fronte alla locale chiesa di San Lorenzo, luogo della firma dello storico accordo, un enorme tricolore “euroaquileiese”, lungo dieci metri, stendardo “euroregionale”, transfrontaliero, della Mitteleuropa affratellata un tempo dal grande Patriarcato friulano che, in varie epoche, unì le odierne Austria, Croazia, Germania, Italia, Slovenia, Svizzera e Ungheria: bandiera pellegrina di fratellanza internazionale, confezionata nel 2005 dalla recentemente scomparsa decana del Fogolâr Civic, sig.ra Mirella Valzacchi, e, da allora, portata in mille occasioni, da cittadini, amministratori, studenti, nei luoghi più significativi della memoria e della cultura civiche al crocevia del Vecchio Continente, tra Alpi e Adriatico, a cavallo di tante frontiere di ieri e di oggi. Nell’area Alpe-Adria, quell’esempio friulano di affermazione del diritto a contare delle locali classi dirigenti rispetto a poteri imposti dall’alto dovette far scuola ma mai fu raggiunto, rimanendo e sviluppandosi come tipicità autoctona. Il pregnante momento commemorativo, in piazza a Caporiacco, è stato preceduto da un’allocuzione del prof. Travain sotto le mura del castello di Villalta, uno dei manieri del grande casato caporiacchese, tra i protagonisti della summentovata guerra civile di ottocento anni fa, ricordando, tra l’altro, la correlata struggente leggenda locale di Ginevra e Odorico, antica versione friulana della fiaba della Bella Addormentata, che avrebbe coinvolto effettivamente le parti all’epoca in lotta. L’escursione civico-culturale del Fogolâr Civic ha fatto poi tappa, all’ora del desinare, presso un storico locale affacciato all’antico sito del trattato, locale universalmente noto per la specialità dei gamberi di fiume, per poi terminare presso il Castello e la cappella gentilizia di San Martino, dove il professore ha concluso il suo excursus riflettendo insieme ai sodali sul sempre attuale significato della plurisecolare resistenza, talvolta eccessiva e feroce, opposta da quegli antichi nobili ad un potere centrale non di rado strumento e canale di penetrazione d’interessi forestieri in Friuli.

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