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Economia

Voucher - libretti e contratto occasionale: la sostanza non cambia

Pezzetta dalla Cgil Fvg non ci sta: voucher modificati in peggio

«Siamo di fronte a una scelta sbagliata nel metodo prima ancora che nel merito. Presentare una legge che reintroduce i voucher, sia pure con un altro nome, poco più di un mese dopo il decreto approvato per abolirli è un gioco delle tre carte con le regole della democrazia». Queste le parole con cui il segretario generale della Cgil Fvg Villiam Pezzetta boccia, senza mezzi termini, il testo di legge votato sabato dalla commissione bilancio della Camera. «Il Governo – accusa – vuole reintrodurre i voucher dentro una legge omnibus, la manovrina estiva, e senza alcun confronto con le parti in causa. Un modo di agire non soltanto cinico e spregiudicato, ma crediamo anche contrario al dettato costituzionale, perché si è mandato a monte un referendum presentato con 1,1 milione di firme, per poi reintrodurre una norma molto simile a quella sulla quale dovevano esprimersi i cittadini».

Sul merito del testo approvato in commissione, Pezzetta giudica «non sostanziali» buona parte delle differenze tra i vecchi voucher e l’attuale sistema, basato sul libretto di lavoro domestico per le famiglie e sul contratto di lavoro occasionale per le imprese. «I settori esclusi sono davvero pochi, di fatto l’edilizia e gli appalti, e il la soglia dimensionale fissata per il ricorso al lavoro occasionale, 5 dipendenti a tempo indeterminato, non è poi così bassa e sembra fatta apposta per disincentivare le assunzioni stabili. Esistono poi anche modifiche in peggio, come la possibilità di cancellare retroattivamente la comunicazione obbligatoria di utilizzo del voucher. Quanto alle soglie economiche, siamo tornati ai 5.000 euro netti vigenti prima del decreto 81/2015, che aveva portato il tetto a 7.000 euro, sempre netti, per prestatore. Non è certo così che si può pensare di contrastare l’evidente abuso che nel corso degli anni si è fatto dei voucher».

Un abuso, sottolinea Pezzetta, confermato dai numeri del 2016, che confermano tra l’altro come il Fvg sia tra le regioni con un più marcato ricorso ai buoni lavoro: «In questa regione – spiega il segretario – abbiamo il 2,2% dei lavoratori occupati complessivamente nel Paese, ma una percentuale doppia, il 4,5%, in termini di voucher riscossi. Voucher molto lontani da svolgere il ruolo per i quali erano stati inizialmente concepiti: agricoltura e lavoro domestico, infatti, assorbono ciascuno soltanto il 6% dei 63mila lavoratori del Fvg che nel 2016 sono stati retribuiti attraverso i buoni lavoro. Il grosso dell’utilizzo si concentra in settori dove gli strumenti contrattuali a disposizione delle aziende, e diversi dall’assunzione a tempo indeterminato o determinato, sono quasi cinquanta. Ecco perché diciamo no a questa legge e scenderemo in piazza il 17 giugno per chiedere, prima di tutto, rispetto e correttezza nei confronti dei cittadini».

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