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Venerdì, 27 Gennaio 2023
Terziario

Due imprese su tre non trovano cuochi né camerieri

Il caro bollette frena il potere di acquisto. Niente regali di Natale per un consumatore su 4. Spesa media di 154 euro a persona, dominano i prodotti enogastronomici. Osservatorio congiunturale sull’occupazione curato per l’Ebiter da Format Research e Ires Fvg

Tiene l’occupazione rispetto al periodo pandemico, ma l’incertezza economica, i rincari e la mancanza di manodopera rallentano la ripresa delle imprese del terziario in Friuli-Venezia Giulia. Mentre un consumatore su quattro non farà regali di Natale. È la sintesi di quanto presentato nella sede della Confcommercio Udine nel corso di un incontro con la stampa promosso dall’Ente Bilaterale del Terziario del Fvg. Sul tavolo le indagini sul mondo del lavoro di Format Research e Ires Fvg: dai dati sull’occupazione ai profili ricercati, dai fabbisogni formativi alle misure anti-rincari. A intervenire il presidente dell’Ebiter Mauro Agricola, il direttore scientifico di Format Research Pierluigi Ascani e il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo.

Terziario in ripresa nella prima parte dell'anno

In Friuli-Venezia Giulia nel primo semestre del 2022 il numero di occupati nel terziario è stato pari in media a 350.000, in aumento di quasi 18.000 unità rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+5,4%). Quello dei servizi era stato il comparto maggiormente penalizzato dalla pandemia; nell’ultimo anno si registra invece una notevole ripresa, in particolare nel turismo (+7,2%). 

Ricorso agli ammortizzatori sociali in calo

Nei primi dieci mesi del 2022, a riprova di quanto affermato, il numero di ore di cassa integrazione guadagni è diminuito del 94% su base annua. Anche le ore autorizzate nell’ambito dei Fondi di Solidarietà (nei comparti dove non trova applicazione la normativa in materia di integrazione salariale) si sono quasi azzerate (gennaio-ottobre 2022, -91%).

Segnali di rallentamento nelle assunzioni

Nel trimestre novembre 2022-gennaio 2023, secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, sono previste quasi 25.000 assunzioni a livello regionale, di cui il 60% nel terziario (15.010). L’anno scorso, nel medesimo periodo, erano previste complessivamente 33.560 assunzioni (8.600 in più), di cui 18.170 nei servizi (3.160 in più). Solo nel turismo si rileva un dato prossimo alle stime del 2021 (3.340 assunzioni contro 3.540), a conferma del positivo andamento del settore. Una parte consistente dei nuovi ingressi (940 nel mese di novembre) riguardano cuochi e camerieri. Si può sottolineare che queste figure professionali sono spesso difficili da reperire (nel 65,5% dei casi), di solito a causa della mancanza di candidati e solo in subordine per la preparazione ritenuta inadeguata dalle imprese. 

Imprese del commercio colpite da crisi energetica e inflazione

Nello scorso decennio il commercio aveva già evidenziato una notevole contrazione della base produttiva (le imprese attive in Fvg sono diminuite del 15% tra 2009 e 2021). Il terzo trimestre 2022 mostra un’accelerazione di questa tendenza ormai consolidata, in quanto il numero di operatori nel commercio è diminuito di oltre 400 unità rispetto al periodo precedente (-2,3%). 

Invecchia il comparto del lavoro autonomo

Nel 2010 il numero di commercianti iscritti alla gestione speciale Inps (che comprende anche gli imprenditori del turismo) superava le 41.000 unità in regione. Negli anni seguenti si è verificata una diminuzione che ha portato il loro numero a meno di 36.000 nel biennio 2020-2021. La nostra è peraltro la regione italiana in cui la diminuzione è stata più accentuata nel decennio considerato (-14,2%). La flessione è stata più intensa nelle province di Trieste (-16,4%) e Gorizia (-19%). Il calo ha riguardato prevalentemente la componente femminile (-18% contro -11,6% di quella maschile) ed è stata più marcata tra i collaboratori familiari (-35,4%), figure sempre meno diffuse, rispetto ai titolari delle aziende (-11,1%). Nell’ultimo decennio si rileva anche un intenso processo di invecchiamento del settore; gli autonomi over 50 costituiscono ormai quasi il 60% del totale (è la percentuale più elevata tra le regioni italiane). La diminuzione dei commercianti Fvg e il ricambio generazionale sempre più debole si possono desumere anche dall’esame delle nuove iscrizioni. Il numero annuale di iscrizioni è infatti passato da oltre 2.300 unità nel 2010 a poco più di 1.100 nel 2020. Nel 2021 si è infine registrato un lieve recupero dopo la pandemia (+132 unità), non sufficiente per tornare al livello precedente.

Intezioni di acquisto per Natale

L’84% dei consumatori del Friuli-Venezia Giulia ritiene che il Natale 2022 sarà vissuto in maniera più dimessa rispetto al 2021. La sfiducia dei consumatori è dovuta alla preoccupazione per l’aumento dell’inflazione in generale e dei costi delle bollette in particolare. In ogni caso il 74% faranno acquisti per i regali di Natale, mentre il 26% non ne faranno, prevalentemente a causa del peggioramento della propria condizione economica. Chi farà regali acquisterà in prevalenza prodotti enogastronomici, libri ed ebook, capi di abbigliamento, prodotti per la cura della persona. I consumatori faranno i propri acquisti su Internet (60%), ovvero sui siti delle grandi piattaforme online come sui siti di e-commerce, nella distribuzione organizzata (54%) e nei negozi tradizionali (50,4%). Il 44% considera i regali di Natale una «spesa necessaria che hanno sempre avuto piacere di fare», il 31,3% una «spesa necessaria, ma della quale fare volentieri a meno». La stima della spesa media è pari a 154 euro a persona. Oltre otto intervistati su dieci acquistano i regali di Natale a novembre e nella prima metà di dicembre (82,9%); il restante 17,1% farà regali ‘last minute’, dopo il 15 dicembre.

Quadro occupazionale

Pur se in leggero calo rispetto ad aprile, l’occupazione del settore terziario del Friuli Venezia Giulia tiene e nel secondo e terzo trimestre dell’anno fa registrare un indicatore congiunturale pari a 51. Negli ultimi sei mesi le interruzioni dei rapporti di lavori hanno riguardato in prevalenza gli addetti a tempo determinato (36%). Mentre, nei prossimi sei mesi, i nuovi addetti saranno inquadrati per il 56% con «contratti a tempo determinato» e per il 33% con «contratti a tempo indeterminato». 

Aspettative dei lavoratori

Peggiorano le condizioni economiche delle famiglie, l’indicatore congiunturale si attesta a 33, perdendo sei punti su base annua. A pesare sulle loro tasche nell’ultimo semestre sono stati in prevalenza: il ‘caro bollette’ (88,7%), l’inflazione su beni e servizi (75,8%) e le spese legate alla casa (39,8%). Tra coloro che hanno visto peggiorare la propria situazione economica a causa del caro bolletta, l’aumento medio percepito è stato quasi dell’80% rispetto al semestre precedente. Il 70% di coloro che hanno visto peggiorare la propria situazione economica a causa del caro bolletta teme di faticare a sostenere i costi, oltre uno su quattro teme addirittura di non riuscirvi affatto. 
Quasi la metà delle famiglie nel prossimo semestre si troveranno a dover ridurre la propria spesa al consumo. Infine, il 25,6% dei lavoratori del terziario impiegati a tempo indeterminato teme di perdere il proprio posto di lavoro nei prossimi mesi, l’89,7% di questi si aspetterebbe di incontrare difficoltà nel trovare un nuovo posto di lavoro.

Fabbisogni formativi

In vista dei prossimi 12 mesi, il 31% delle imprese del terziario del FVG ha già programmato percorsi formativi non obbligatori da erogare in favore dei propri collaboratori. Formazione tecnica, vendita e marketing, e lavoro d’ufficio sono le principali aree sulle quali le imprese del terziario del FVG intendono investire in termini di formazione per i propri collaboratori.

Inflazione e aumento dei prezzi

Otto imprese su dieci saranno costrette ad affrontare difficoltà legate all’abnorme incremento dei costi delle materie prime energetiche per restare attive. Le imprese del terziario della regione Fvg per tamponare l’aumento dei costi saranno costrette ad adottare politiche per una significativa riduzione dei consumi energetici e ad aumentare i prezzi. Comunque, il 62,2% delle imprese ritiene del tutto insufficienti le misure prospettate per ridurre l’impatto economico del caro energia (spegnere le insegne luminose, regolare la temperatura ambientale dell’attività nell’ottica di contenere i consumi).

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