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Tassa sui rifiuti: le tasse su famiglie e imprese cresceranno del 17 per cento

Confartigianato lancia una proposta per attenuare l'impatto della tassa sui rifiuti. "Un risparmio per le aziende artigiane e per le famiglie, che con il nuovo tributo si ritroverebbero a pagare 26 euro in più a persona"

“Con la Tares le tasse sulle imprese e sulle famiglie cresceranno del 17,6% ma una attenta applicazione dell’imposta da parte delle amministrazioni comunali può attenuare l’impatto sulle imprese”. Lo afferma il presidente di Confartigianato Udine Graziano Tilatti che sollecita i comuni della provincia di Udine, con alcuni dei quali è stata avviata un dialogo, a incontrare le rappresentanze zonali ed i tecnici di Confartigianato Udine, che nel frattempo ha messo a punto alcune proposte tecniche sull'applicazione della Tares in grado di attuare una significativa semplificazione a vantaggio tanto delle Amministrazioni che delle imprese. Secondo Confartigianato, l’applicazione del nuovo tributo su rifiuti e servizi provocherà un aumento medio di 26 euro per abitante, pari al 17,6% in più rispetto a quanto avviene con l’applicazione degli attuali tributi sui rifiuti: Tarsu e Tia. I rincari derivanti dalla Tares andrebbero a sommarsi ai continui aumenti registrati in questi anni dalle tariffe dei rifiuti: tra marzo 2012 e marzo 2013 sono cresciute del 4,9%, tra marzo 2008 e marzo 2013 gli aumenti sono stati del 22,1% e, addirittura, negli ultimi 10 anni hanno raggiunto il + 56,6%.

E se si considera l’impatto dell’Imu, costato 9,3 miliardi di euro agli imprenditori nel 2012 sugli immobili produttivi, si arriva a una pressione fiscale davvero insostenibile. Una somma pari al 39,1% del totale dei 23,7 miliardi di gettito Imu dello scorso anno. In vista delle decisioni del Governo su Imu e Tares, Confartigianato ha calcolato l’impatto dei due tributi su imprese e famiglie.

E si scopre che, rispetto all’Ici, l’imposta municipale sugli immobili ha generato un maggiore prelievo fiscale di 14,5 miliardi sui contribuenti italiani. A pagare di più, nel passaggio da Ici a Imu, sono stati gli imprenditori. Infatti il 50,6% dei Comuni italiani ha aumentato l’aliquota base da applicare agli immobili produttivi, il 47,9% ha mantenuto l’aliquota base del 7,6 per mille e soltanto l’1,6% dei Comuni l’ha ridotta: con il risultato che l’aliquota media nazionale applicata agli immobili produttivi è pari al 9,4 per mille, a fronte del valore base del 7,6 per mille.

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