Economia

Rinunce, risparmi e e-commerce: come il covid ha cambiato la spesa dei friulani

Federconsumatori e Adiconsum hanno presentato il Libro Bianco: nel 2020 spesa delle famiglie più colpita rispetto alla recessione del 2009. Positivo il giudizio sulla rete distributiva, ma il 70% fa acquisti su internet

Più della metà delle famiglie del Friuli Venezia Giulia è stata costretta a modificare i suoi stili di consumo a causa della crisi provocata dalla pandemia. Una crisi che, avendo colpito un numero di persone più ampio rispetto alla grande recessione del 2008-2009, viene percepita in modo più grave rispetto alla precedente. Ridurre gli sprechi e gli eccessi e rinunciare all’acquisto di alcuni beni e servizi sono state le risposte più diffuse e immediate, le famiglie hanno reagito non soltanto tagliando gli acquisti, ma anche modificando i propri stili di consumo attraverso una maggiore ricerca di offerte e promozioni, modificando i punti di acquisto e attraverso un maggiore ricorso all’e-commerce.

Crisi

Quelli appena descritti sono alcuni dei dati più salienti che emergono dal Libro Bianco 2021, la ricerca promossa da Federconsumatori e Adiconsum sulla rete distributiva e sui comportamenti dei consumatori in Friuli Venezia Giulia. Finanziata dalla Regione Fvg con fondi del ministero dello Sviluppo economico, l’opera è stata curata da Alessio Fornasin e Gian Pietro Zaccomer, dell’università di Udine, ma ha potuto avvalersi anche della collaborazione dell’università di Trieste e della Swg. Come emerso questa mattina a Udine in occasione della presentazione ufficiale, avvenuta nel palazzo della Regione alla presenza della direttrice centrale Attività produttive Magda Uliana, degli autori e del direttore di ricerca Swg Rado Fonda, questo secondo Libro Bianco arriva undici anni dopo il primo, e coincide come l’edizione del 2010 con un periodo di forte crisi e contrazione dei consumi. Una circostanza non voluta in sede di progettazione dell’opera, che è slittata di un anno, ma che si è poi rivelata una delle caratteristiche più peculiari e significative dell’indagine, come hanno spiegato gli autori e i presidenti regionali di Federconsumatori e Adiconsum, Angelo D’Adamo e Giuseppe De Martino. (Hanno portato i loro saluti anche il presidente della CCIAA di Trieste e Gorizia, Antonio Paoletti, e il vicepresidente della CCIAA Udine e Pordenone, Alessandro Tollon).

Famiglie

La pandemia, come detto, ha costretto una famiglia su due a giocare in difesa: più precisamente, tra il campione di oltre 600 che sono state intervistate, il 14,2% ha dovuto modificare in modo consistente i suoi consumi e il 39,6% in modo più lieve, per una percentuale complessiva di famiglie colpite pari al 53,8%. Riduzione di sprechi ed eccessi (56%), rinunce ad acquisti più impegnativi (42%), ricerca di promozioni (39%), ricorso a internet per motivi di prezzo (26%) e a negozi diversi (23%) le reazioni più diffuse. Quanto alle previsioni di risparmio, ristorazione, abbigliamento, cultura e tempo libero sono i tre ambiti di spesa più colpiti dai tagli.

Periferie

Tra i dati più interessanti quelli relativi al giudizio sulla rete distributiva. Giudizio generalmente positivo (per il 92% delle famiglie) sia sull’accessibilità sia sulla disponibilità di beni e servizi nella rete commerciale, anche se il 38% delle famiglie non è per nulla in grado o ha scarse possibilità di raggiungere negozi a piedi, e addirittura una famiglia su due (il 52%) ha difficoltà a raggiungerli utilizzando i mezzi pubblici. Dati, questi, che confermano la progressiva scomparsa dei negozi di vicinato, sempre più rari e in calo anche come appeal: il 62% delle famiglie li giudica infatti cari, contro il 29% che esprime una valutazione negativa sui prezzi della grande distribuzione, anche se nello stesso tempo si ritengono più tutelati in termini di informazioni sui prodotti quando si rivolgono a un negozio di quartiere.

E-commerce

Ma nella sfida tra grande distribuzione e negozi medio-piccoli emerge in modo sempre più chiaro un terzo player, che continua a erodere quote di mercato al commercio tradizionale. Si tratta dell’e-commerce. Quasi tre famiglie su quattro (il 72%) hanno fatto acquisti in rete a novembre e dicembre 2020: in cima alla classifica dei prodotti più acquistati nell’ordine l’elettronica (telefoni compresi), libri e supporti multimediali, l’abbigliamento e i prodotti per la cura della persona. Al quinto posto gli articoli per lo sport e il tempo libero. Giudizio positivo sulla qualità del servizio di consegna (92% di utenti molto o abbastanza soddisfatti), sul livello di informazione sui prodotti venduti in rete (91%) come anche, sia pure con una percentuale di soddisfatti un po’ più bassa (85%) sulla tutela in caso di acquisto errato o di vizi del prodotto.

Km 0

Spunti interessanti anche sulle preferenze per i prodotti locali. Largamente preferiti (dall’86%) a parità di costo, vengono però giudicati più cari rispetto a quelli provenienti da più lontano: il 50% li considera infatti più costosi, contro il 39% che non riscontra sostanziali differenze e un modesto 10% che li giudica più convenenti.

Consumatori

Un capitolo del libro è dedicato anche alla tutela dei consumatori e all’attività delle associazioni impegnate su questo fronte. Conosciute da un’ampia maggioranza (il 69%) degli intervistati, sono informate sulla loro attività prevalentemente attraverso il passaparola e i giornali, meno da internet o dall’attività diretta di promozione delle associazioni stesse. Quasi una famiglia su tre (il 31%) si è già affidata almeno una volta a una di esse e la vertenzialità ampiamente più diffusa è quella sui servizi di telefonia e internet (28% dei casi), seguita dai servizi bancari (17%), dall’acquisto di prodotti difettosi (10%), dalle bollette (8%) e dai viaggi (6%). Per il 55% degli intervistati le associazioni dei consumatori risolvono o aiutano a risolvere i problemi dei consumatori, e l’83% di coloro che si sono già rivolte ai loro sportelli hanno risolto completamente (44%) o parzialmente il loro problema. Ma la loro azione non basta a tutelare le famiglie. Solo una su due, infatti, si sente adeguatamente protetta, con livelli di tutela percepiti particolarmente bassi nel settore del risparmio, dove solo il 45% delle famiglie dicono infatti di considerarsi molto o abbastanza protette. Un maggiore livello di protezione, con il 57% di risposte positive, viene percepito sul fronte del consumo in senso stretto, mentre si scende al 51% nel caso dei servizi a rete. 

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