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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Economia

Udine, la produzione è tornata ai livelli pre-Covid

I risultati dell’indagine di Confindustria Ud nel terzo trimestre 2021 segnano un +12,5% sul comparto provinciale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno

La presidente uscente di Confindustria Udine Anna Mareschi Danieli comemnta così i risultati positivi del terzo trimestre della manifattura friulana: “Il trend appare solido, ma non sottovalutiamo i nodi energia, materie prime e logistica, con conseguente rischio inflazione”.

I dati

Nel corso del 2021 la manifattura friulana, dopo il crollo registrato in particolare nel secondo trimestre 2020, ha recuperato i livelli di attività precedenti lo scoppio della pandemia. L’indicatore della produzione industriale friulana, secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine sui risultati dell’indagine sul comparto provinciale, segna nel terzo trimestre 2021 un ulteriore rimbalzo tendenziale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, più 12,5 per cento, benchè in decelerazione rispetto al secondo trimestre. Analogamente alla produzione, anche le vendite, sulla scia del migliorato clima di fiducia di famiglie e imprese degli ultimi mesi, hanno segnato nel terzo trimestre del 2021 un aumento del più 11,2 per cento rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Il tasso di utilizzo degli impianti resta elevato, 88,7 per cento, in leggero calo rispetto al dato del trimestre precedente, ma ben superiore al terzo trimestre 2020,  in cui era al 77,2 per cento. L’occupazione per l’industria presenta un saldo trimestrale positivo (più 0,2 per cento). In aumento, però, anche la quota di imprese che segnalano difficoltà nel reperimento di manodopera qualificata. La spinta degli ordini, più 13,9 per cento la variazione tendenziale, è significativa anche se più contenuta rispetto alla variazione tendenziale registrata nel trimestre precedente.

I dettagli

Nel dettaglio, a livello settoriale, nell’industria meccanica provinciale, dopo la crescita registrata nel 2017 (+3,1% la variazione tendenziale annua), la decelerazione nel 2018 (+1,8%) e nel 2019 (+0,6%), la caduta nel 2020 (-7,6%), nel 2021 si è registrato un aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno del +3,4% nel primo trimestre, del +13,2% nel secondo trimestre, e del +6,8% nel terzo trimestre.

L’industria siderurgica, dopo un biennio 2017-2018 positivo (+2,1% la variazione tendenziale), una frenata nel 2019 (-3,5%) e forte contrazione nel 2020 (-8,7%), ha segnato forti rimbalzi tendenziali nel primo, +8,1%, nel secondo, +32,7%, e nel terzo trimestre 2021, +18,7%.

Nell’industria del legno e dei mobili, al calo del 2019 (-3,9%) del 2020 (-8,2%), sono seguite significative variazioni tendenziali positive nel primo, +6,5%, nel secondo, +41%, e nel terzo trimestre 2021, +5,4%, determinate dal cambio di mentalità e delle abitudini del consumatore che, a seguito della pandemia, ha rivalutato il confort della propria casa e dalla spinta dei bonus governativi. 

In aumento nel terzo trimestre 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020 la produzione nell’industria della carta, +15,2%, gomma e plastica, +16,3%, tessile, +41%, alimentare, +9,9%, chimica, +12%, mentre risultano in calo materiali da costruzione, -5,7%, calzature, -4%, pelli e cuoio, -14%.

I commenti della presidente

“La manifattura friulana – afferma la presidente di Confindustria Udine -, forte della propria specializzazione produttiva, è immediatamente ripartita appena si sono riavviate le catene produttive globali. Non si tratta di un semplice rimbalzo, ma di un trend che appare solido in quanto poggia sull’irrobustimento avvenuto nell’economia reale negli anni precedenti la pandemia, grazie anche ad alcune misure di politica economica efficaci, in primis industria 4.0, che hanno permesso alle aziende friulane di diventare ancora più competitive”. “La performance degli ultimi mesi – prosegue la presidente -, oltre al ritrovato slancio del commercio mondiale, è da attribuirsi anche alla crescita degli investimenti, già in atto, in macchinari e attrezzature e agli investimenti in costruzioni (sostenuti dagli incentivi per l’edilizia residenziale e non residenziale, in particolare nel settore pubblico). L’edilizia, vale la pena ricordarlo, traina anche molti settori manifatturieri, dai prodotti in metallo ai mobili. Dall’indagine risulta che oltre la metà delle aziende ha in previsione nei prossimi mesi di incrementare ulteriormente gli investimenti grazie a un’iniezione senza precedenti di fondi delineati nel PNRR che puntano su transizione green, innovazione, digitalizzazione e automazione per accelerare i processi di trasformazione già in atto”.

Le previsioni

“Le previsioni per l’ultimo trimestre dell’anno sono favorevoli – sottolinea Anna Mareschi Danieli -, nonostante alcuni interrogativi che potrebbero rallentare la crescita, da strozzature nelle catene di forniture a tensioni sui prezzi delle materie prime (l’indagine rileva un aumento tendenziale del +42% nei prezzi delle materiali) con dilatazione dei tempi di consegna e riduzione dei margini. Preoccupa il forte aumento del gas naturale con ripercussioni soprattutto per le aziende energivore. Sul prezzo hanno agito fattori congiunturali, tra cui lavori di manutenzione nelle infrastrutture, la riduzione di scorte e mancata attivazione del gasdotto Nord Stream 2, ma anche la forte crescita della domanda globale di gas e la diminuzione della produzione europea, che fanno pensare che non si dovrebbe assistere ad un forte calo delle quotazioni nel breve e medio termine. La spinta inflazionistica, tuttavia, va tenuta sotto stretta osservazione. Un aumento strutturale dei prezzi, infatti, potrebbe portare ad un prematuro rialzo dei tassi, con effetti indesiderati sulla spesa di famiglie e imprese e sul costo del debito pubblico”.Tornando alle catene di fornitura – conclude la presidente di Confindustria Udine - c’è da aggiungere che le imprese friulane hanno una più ridotta esposizione ai rallentamenti che stanno affliggendo le aziende di altri Paesi. Questo per la disponibilità di fornitori idonei locali, a dimostrazione che l’esternalizzazione non ha determinato la scomparsa di reti di fornitura nazionale e che le stesse sono rimaste efficienti da un punto di vista operativo”.

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