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Embargo Russia, penalizzata l'esportazione dei formaggi friulani

Vida (Gruppo alimentari Confindustria): "Il timore è che questo provvedimento possa estendersi anche per i prodotti da forno o per il vino"

“Questo embargo non ci voleva, proprio ora che stavamo incominciando a penetrare con maggiore incisività in questo mercato strategico. Seppure ancora piuttosto poco rilevanti nelle cifre le esportazioni nel 2013 di prodotti alimentari dalla provincia di Udine verso la Russia avevano infatti dato segni di chiaro risveglio dai 1.467.291 euro del 2012 a 4.573.241 euro (+212%)”.
 
La preoccupazione è di Cristian Vida, capogruppo del Gruppo Alimentari e Bevande di Confindustria Udine, che conferma come anche in provincia di Udine inizino a farsi sentire le conseguenze dell’embargo da parte della Russia alle importazioni dei prodotti agroalimentari dell’Unione Europea, come risposta alle sanzioni comminate da Ue e Usa nei confronti di Mosca per la crisi ucraina.

“Al momento – prosegue Vida – il provvedimento di divieto sta colpendo soprattutto l’esportazione di formaggi friulani. Il timore è che questa nuova forma di protezionismo possa estendersi anche ad altri ‘piatti’ forti del made in Italy come i prodotti da forno o il vino”. 

"Il 2013 è stato il peggiore dall’inizio della crisi per l’industria alimentare italiana (132 miliardi di fatturato, 385 mila occupati, 6.900 aziende sopra i 9 addetti) visto che – evidenzia Vida - ha registrato una caduta delle vendite alimentari del 4% in termini di fatturato interno a valori costanti e del -2,1% in quantità. Sono le discese più marcate degli ultimi anni che vedono un calo dei consumi interni di quasi 14 punti dal 2007. E anche il primo quadrimestre del 2014 conferma questo andamento negativo con cali prossimi a 2 punti percentuali in termini di fatturato interno in valuta costante e 1,4 in termini quantitativi”.

Non ha fatto eccezione, documenta il capogruppo, la provincia di Udine dove l’industria degli alimentari e delle bevande, con i suoi 4mila addetti e 570 aziende, ha chiuso il 2013, secondo l’indagine congiunturale trimestrale condotta dall’Ufficio Studi di Confindustria Udine, con una flessione dell’indice della produzione del 2,3% rispetto all’anno precedente. 
 
“Noi siamo un settore anticiclico, ma l’onda lunga della crisi ha colpito anche noi. Eppure – conclude Vida con una punta di ottimismo – non posso nascondere che il made in Italy continua ad avere una buona tenuta a livello internazionale. L’auspicio è che l’Europa assuma posizioni corrette per la tutela delle nostre produzioni di qualità. Siamo un popolo di trasformatori e di produttori di eccellenze; abbiamo tutte le carte in regola, se non ci vengono frapposti ulteriori ostacoli, per affrontare con una forte spinta all’export lo stagnante mercato domestico”.
 
 
 

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