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Giovedì, 9 Febbraio 2023
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«Finanziaria nazionale, così non va»: in regione sarà sciopero generale

Mobilitazione Cgil: stop di 4 ore il 16 dicembre, ma in alcuni settori, come sanità e scuola, sarà dell’intera giornata

Anche in regione prende il via la mobilitazione della Cgil contro la Finanziaria nazionale presentata dal Governo Meloni. La segreteria regionale ha avviato la procedura per dichiarare uno sciopero generale di tutti i comparti, pubblici e privati, indetto per venerdì 16 dicembre con una durata minima di 4 ore, con facoltà di estenderla all’intera giornata da parte dei sindacati di categoria. Scelta, quest’ultima, già annunciata nella sanità e nella scuola pubblica, e che nei prossimi giorni sarà presa anche da altre categorie Cgil del lavoro privato. «Protestiamo contro una manovra che nel nostro giudizio, e non solo nel nostro, va in direzione contraria alle esigenze del Paese», spiega il segretario regionale Villiam Pezzetta. «Ciò che troviamo inaccettabile in questa Finanziaria – prosegue – è l’assenza pressoché totale di risposte alle nostre richieste unitarie in materia di decontribuzione del lavoro, dove siamo rimasti fermi alle posizioni conquistate con il precedente Governo, di maggiore flessibilità nell’accesso alla pensione, perché quota 103 è una soluzione di impatto quasi irrilevante, di fisco, dove manca qualsiasi segnale di alleggerimento della pressione su salari e pensioni. Mentre aumenta, paradossalmente, il perimetro della flat tax, con un ulteriore, grave colpo alla progressività del nostro sistema fiscale».

Il no alla finanziaria

Molti altri anche i nodi che condizionano il giudizio negativo della Cgil. «Sulla sanità – dichiara ancora Pezzetta – l’aumento degli stanziamenti è solo nominale, risolvendosi in una riduzione in termini reali, e non si investe neppure sul rilancio della scuola e sul potenziamento dei servizi pubblici, a partire dai trasporti, in profonda crisi. Gravi inoltre, in un quadro di forte espansione delle aree di povertà e di disagio, i tagli annunciati al reddito di cittadinanza: un conto, infatti, è denunciare la scarsa efficacia dello strumento in termini di avviamento al lavoro, altro depotenziarlo per poi tagliarlo del tutto. È una scelta che lancia un chiaro messaggio politico, analogamente a quanto accade con i voucher nell’agricoltura e nella ristorazione, come se non ci fosse già troppa precarietà, e con il taglio alla rivalutazione delle pensioni, tanto più in una manovra che estende la flat tax a 85mila euro e torna a strizzare l’occhio agli evasori con la logica dei condoni». Per far cambiare idea alla Cgil non basteranno semplici aggiustamenti. «Non ci stiamo – conclude Pezzetta – e ci aspettiamo che il prossimo incontro con il Governo, in programma il 7 dicembre, possa portare a una indispensabile inversione di rotta. In caso contrario non potremo che confermare la strada della mobilitazione e della piazza, tanto a livello nazionale che qui in regione».

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