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Future Forum, ecco come sarà il futuro: niente pensioni ma smart city

Antonio Vanuzzo di Linkiesta.it e Daniele Pitteri dello Iulm a Udine. "Non vedremo mai la pensione e il reddito di cittadinanza in Italia è irrealizzabile. Non possiamo opporci al cambiamento: città green, progressi scientifici e aumento del debito"

Il sistema pensionistico è stato al centro dell'incontro "La fine delle pensioni e il reddito di cittadinanza", tenutosi alla Sala Valduga della Cciaa con Antonio Vanuzzo di Linkiesta.it e Daniele Pitteri dello Iulm di Milano, esperto di comunicazione e Multimedia Manager di FFF. Relatori in occasione della seconda giornata di Future Forum, la riflessione internazionale sul futuro che si sta sviluppando a Udine fino al 29 novembre.

Ampio l'intervento di Antonio Vanuzzo, friulano classe 1983 trapiantato a Milano per occuparsi di giornalismo economico, che si è concluso volutamente con delle domande, non delle risposte, rivolte alla coscienza del cittadino e dei più giovani in particolare. «Se la classe politica vi promette il così detto "reddito di cittadinanza", chiedetevi e chiedetegli in che modo la cosa si potrebbe fare, e come sostenerla economicamente». Sulla futuribilità del sistema pensionistico, visto come lo intendiamo oggi, Vanuzzo sintetizza la questione con una battuta di spirito: «Io ho 30 anni e probabilmente non vedrò mai la pensione, quindi ne parliamo per esorcizzarla».  Il "reddito di cittadinanza" per il giornalista è «un modello irrealizzabile con i presupposti italiani, con la nostra incertezza e la nostra mancanza di risorse. Un Paese che può fare da riferimento è la Francia con il "reddito di solidarietà attiva" del governo Sarkozy, denaro concesso con l'obbligo di cercare lavoro. La manovra è stata finanziata aumentando le tasse dell'1%, i cittadini non ne sono stati entusiasti, ma la percezione che il denaro ricavato fosse investito in quel canale ha reso la pillola meno amara».

A fornire alcune risposte di futuro, a margine dell’incontro, è arrivato Daniele Pitteri, che ha presentato “Envisioning Be New” la mappa del futuro elaborata appositamente per Friuli Future Future Forum a partire dalle ricerche realizzate dai massimi istituti di ricerca sul futuro mondiali: Insitute for the future di Palo Alto, Envisioning Tech, Oecd,What’s Next, Future Exploration Network, Copenhagen Insitute for future studies, World Future Society.  «Questa mappa parte – ha detto Pitteri – dalle cinque grandi aree tematiche che sono poi le linee guida delle settimane del nostro Future Forum:  industria, lavoro, sapere, città e scienza. E analizza le macrotendenze e le previsioni riguardo al loro sviluppo.

Si aprirà quindi «uno scenario complesso, ma affascinante – commenta Pitteri –. Non dobbiamo farci spaventare dal cambiamento. Dobbiamo considerare che l'Europa ha perso il ruolo di guida, e adattarci di conseguenza anche perché la storia dell'Italia e del mondo è fatta di cambiamenti. Opporci ai cambiamenti, come abbiamo fatto in passato, sarebbe un errore». E i cambiamenti che propone la Mappa sono già “afferrabili”. Oltre al “lavoro”, nell’“industria” convivranno processi di globalizzazione, collaborazione sud-sud e sviluppo di micro economie locali; prenderanno corpo nuove modalità di accesso al credito con un peso crescente della finanza islamica; si affermeranno modelli di welfare aziendale e aumenterà il peso e il valore delle tecnologie green anche in ambito artigianale. A fronte dello spostamento del potere economico a est si paventa il rischio di un aumento del debito. Nel campo del “sapere” e delle conoscenze le nuove tecnologie assumeranno un peso sempre più rilevante e si svilupperanno modelli open collaborative e di reti connettive.

Sul versante formativo, cambieranno le dinamiche di trasmissione del sapere con una perdita di mediazione pressoché totale degli istituti formativi tradizionali e, allo stesso tempo, si assisterà all’affermazione di modelli di post-umanesimo. La grande incognita è costituita dal rischio crescente di usi impropri dei Big data con conseguenze sulla privacy e sulla sicurezza. Le “città” e i territori si svilupperanno secondo modelli diversi ma convergenti: megalopoli e smart city saranno entrambe strutturate su reti energetiche intelligenti e su processi di sviluppo green. Sul versante della governance e della produzione si prevede l’affermarsi di modelli partecipativi, la crescita degli spazi urbani condivisi, un aumento sostenuto delle produzioni a km zero e il ricorso diffuso alla pratica del riuso. A fronte di un cambiamento del tessuto sociale (aumento della popolazione anziana, delle famiglie mononucleari e dei turisti/residenti temporanei) si registra un forte rischio di crescita del debito delle città e delle diseguaglianze. Infine, nel campo della “scienza” e della ricerca, emergono alcuni temi caldi: la salute, la cura delle patologie; le modalità di produzione di nuova energia, di trasmissione e di stoccaggio della stessa; la produzione di nuovi cibi e alimenti sufficienti al fabbisogno crescente. Al contempo cresce il rischio di disorientamento per alcune direzioni intraprese dalla ricerca (studi sul Dna e sul genoma).

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