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Malvatea, la bottiglia di malvasia vestita Giulio Ridolfo

La nuova creatura dei vignai Le Duline di San Giovanni al Natisone è stata presentata a Lione con addosso "un abito" confezionato su misura dallo stilista. L'occasione: la serata inaugurale della mostra Moroso "Lo sguardo laterale".

In occasione della serata inaugurale de: “Lo sguardo laterale. Moroso, une recherche entre Arts décoratifs et Design”, la mostra dei prodotti della Collezione Moroso, a cura di Patrizia Moroso e Marco Viola, all’interno del Musée des Tissus et musée des Arts décoratifs de Lyon, diretto da Maximilien Durand, è stata presentata, in anteprima assoluta “Malvatea 2009”, la nuova creatura dei Vignai da Duline, l’azienda vinicola di Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini, che ha sede a San Giovanni al Natisone (Udine).

Malvatea 2009, di uve 100% Malvasia istriana raccolte nel vigneto La Duline, in sole 614 bottiglie, “vino da vendemmia tardiva”, in commercio da settembre 2013, è stata presentata a Lione nella sua veste tessile, inusuale e nuova nel mondo del vino, a firma Giulio Ridolfo, designer, consulente tessile e amico dei Vignai de Duline. Il progetto di Ridolfo legato a questa originale “vestizione culturale”, dove il linguaggio del vino si lega a quello dei tessuti, riconduce al pensiero aziendale dei vignaioli-filosofi, Lorenzo e Federica, che dal 1998 gestiscono la loro impresa (6 ettari) nel rispetto del terroir e degli antichi vigneti, con attenzione al vino come “espressione artistica” da intrecciare ad altri interpreti del contemporaneo.

Ridolfo avvolge Malvatea con un tessuto di canapa, dalla trama organica (realizzato dall’azienda Conjugi Eger, tessitura italiana che ha origine già nel 1877), realizzando un rituale, “a mo' di obi che trattiene con cura e sostegno il kimono”, e lo ripiega in due strati, a rievocare le marne e la terrestrità dell’origine. I colori sono quelli di un intreccio con la memoria della natura (il giallo dell’uva Malvasia, le cui bucce maturano al sole, fino al raggiungimento del colore “rame”, a cui corrisponde la massima concentrazione ed espressione aromatica: agrumi, lavanda e pepe bianco), e con l’eco dell’arte novecentesca: “i cretti di Burri”.
 

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