Infortuni, inaccettabile l'inerzia della politica e delle imprese

Udine, Camusso torna sulla sicurezza. Riserve su quota 100: «Misura poco chiara e parziale»

«Se di lavoro si continua a morire c’è anche una responsabilità politica, perché gli infortuni sono evitabili. Invece i tavoli che abbiamo fatto non hanno portato ad alcun intervento concreto in materia, neppure l’estensione obbligatoria dell’assicurazione Inail per tutti i lavoratori, indipendentemente dal tipo di contratto». Dopo le parole di ieri a Pordenone, la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso ha parlato nuovamente di sicurezza sul lavoro oggi a Tricesimo, in Friuli, dove nel primo pomeriggio interverrà davanti ai 130 delegati della Camera del lavoro di Udine, in occasione della giornata conclusiva del congresso provinciale.

Dopo aver definito «impressionanti» i numeri dell’escalation infortunistica in Friuli Venezia Giulia, dove sono già 23 i morti sul lavoro dall’inizio dell’anno, Camusso ha puntato il dito contro la precarietà, «che significa meno formazione e meno conoscenza dei rischi da parte dei lavoratori», e contro il «silenzio inaccettabile» da parte delle imprese.


Intervistata dai media locali, la numero uno di Corso Italia ha anche ribadito le forti perplessità della Cgil sugli interventi annunciati dal Governo in materia di pensioni. «Premesso che su quota 100, in base a quello che si è visto finora, si capisce ancora poco, si tratta di una misura che risponde solo a una parte dei problemi, lasciando irrisolti quelli delle donne e delle future pensioni dei giovani lavoratori, esposti agli effetti della disoccupazione e della precarietà».

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