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Ingegneri e architetti ai candidati Fvg: rivedere le norme sui lavori pubblici e regolare la concorrenza

Inarsind, il sindacato regionale ingegneri e architetti liberi professionisti del Friuli Venezia Giulia, si rivolge ai candidati presidente della Regione, a una settimana dal voto, sollecitandoli sui fronti qualità, sburocratizzazione, libera concorrenza, tutela della specialità, formazione

Inarsind, presente al confronto con i quattro aspiranti governatori organizzato dagli Stati generali delle costruzioni a Trieste, sottolinea in particolare cinque punti su cui intervenire al più presto. E’ un contributo anti-crisi, appunto, non una lamentela, ma una proposta che, se accolta, «avrebbe ricadute positive su tutta la filiera economica e soprattutto sulla vita dei cittadini».

Si parte con il suggerimento di un fondo di rotazione per finanziare concorsi di idee e studi di fattibilità per riqualificare il patrimonio pubblico disponibile e le aree degradate. Si prosegue con il tema della specialità, «da usare per semplificare le norme e valorizzare il territorio», e la richiesta conseguente di rivedere la normativa sui lavori pubblici, «con un intervento puntuale di abrogazione degli articoli non applicabili in quanto relativi a materia di competenza statale». Quindi, l’istanza sulla semplificazione: «Tavoli tecnici operativi fra le parti possono aiutare il legislatore regionale a individuare quali sono i lacci inutili della burocrazia e a elaborare procedure più efficaci: pensiamo all’istituzione di un albo regionale di fornitori di servizi e all’operatività immediata dell’Osservatorio regionale dei lavori pubblici.

La proposta di Inarsind si completa con la libera concorrenza: «Occorre una chiara direttiva che premi la qualificazione del mercato a discapito degli affidamenti in-house, riservando alle amministrazioni le funzioni di vigilanza e controllo. La concorrenza andrà poi regolata con sistemi di premio verso la qualità e la verifica dei prezzi». Il documento si conclude con la valorizzazione del sapere: «Il tirocinio è uno strumento valido, ma occorre che sia pagante per il tirocinante e per la struttura che lo accoglie e investe su di lui. Per questo è auspicabile un contributo regionale, anche a far fronte su fondi che già esistono a valere sulla legge 13 del 2004 di sostegno alle professioni.

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