"Credere nell’imprenditorialità collettiva per trovare un nuovo modello"

L'incontro su "Trasferire tecnologie per conoscere il futuro" a Friuli Innovazione nell'ambito del Future Forum

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Credere nell'imprenditorialità collettiva, nell'innovazione multidisciplinare e nella nostra italianissima capacità di usare un design originale e apprezzato in ogni campo per fare trasferimento tecnologico, che non è "un concetto esoterico, ma una cosa molto concreta" che "stiamo cercando di mettere in pratica almeno dagli anni Sessanta" ha detto Giovanni Caprara, giornalista scientifico del Corriere della Sera e moderatore del dibattito che si è svolto stamattina al Parco scientifico e tecnologico di Udine, per quello che è stato l'appuntamento di apertura della seconda settimana di Future Forum.

Trasferire tecnologie per costruire futuro è stato il titolo del primo incontro del blocco dedicato a come cambierà il modo di fare impresa, ed ha visto la partecipazione, oltre che di Caprara, anche di Sergio Campo dall'Orto, responsabile di PoliHub, la nuova struttura per creare startup del Politecnico di Milano, la prof.ssa Cristiana Compagno, presidente di Friuli Innovazione, già rettore dell'Università di Udine e promotrice del progetto Techno Seed, oggi uno fra i primi incubatori certificati d'Italia e Stephen Taylor, AD di Innovation Factory di Area Science Park, il secondo incubatore certificato del FVG. I quattro relatori, tutti esperti di processi innovazione e trasferimento tecnologico, nonché di creazione di start up, hanno affrontato il tema mai risolto di come trasformare i risultati della ricerca - che in Italia è copiosa e di qualità - in qualcosa di spendibile sul mercato, che offra alle imprese un vantaggio competitivo internazionale.

Il convegno - a cui hanno partecipato un centinaio di persone tra cui anche molti studenti delle superiori e di corsi postdiploma - si è aperto con la testimonianza di un imprenditore locale, Alessandro Liani, titolare di Videosystems srl azienda che si occupa di elaborazione di immagini. Liani ha posto subito l'accento su alcune questioni fondamentali del fare impresa oggi e soprattutto domani. "Per riuscire a crescere è importante - ha detto - avere il coraggio di mettersi in gioco e creare una rete con cui condividere dei progetti, senza avere paura di perdere qualcosa. Collaborare, in una logica di open innovation, consente di dare un'accelerazione al proprio progetto invece di fare le cose da soli, allungando i tempi di realizzazione."

E' infatti proprio il tempo che le nostre imprese - pur bravissime a creare nuove soluzioni anche inhouse - ci mettono ad arrivare al nuovo prodotto o soluzione a non essere più sostenibile, ha spiegato Campo Dall'Orto: "Non possiamo più permetterci tempi così dilatati dall'intuizione al prodotto. Siamo ai primi posti nel mondo come produzione di ricerca scientifica, ma le aziende non sono in grado di sfruttare questi tipi di conoscenze per ricavarne vantaggi di business." Ecco che quindi oggi più di ieri riuscire a fare trasferimento tecnologico è vitale ed è fattibile "solo se ci sarà un cambiamento culturale - ha detto Compagno - per cui le imprese, soprattutto quelle più piccole, saranno disposte a collaborare e se enti come Friuli Innovazione, nati per essere braccio operativo delle università che per antonomasia sono il luogo in cui si produce ricerca, sapranno dare risposte agli imprenditori e stimolare soprattutto la nascita di nuove imprese".

"Start up - ha aggiunto Stephen Taylor di Area Science Park - che devono essere non solo sostenibili, ovvero sopravvivere sul mercato nel medio periodo, ma anche scalabili, cioè capaci di crescere in termini di fatturato e posti di lavoro". Questo è, secondo l'amministratore di Innovation Factory, il tipo di ecosistema che dobbiamo creare per rendere l'Italia un luogo appetibile dove fare impresa. Una missione, secondo Taylor, non impossibile. "Ricordiamoci - ha detto - che il 50% degli imprenditori della Silicon Valley viene da fuori."

"Non disperiamo di riuscire a portare avanti il cambiamento culturale che serve - ha detto Caprara - anche se ci vorrà tempo. Di positivo vi è che dopo molti anni le imprese sono tornate al centro del dibattito pubblico e saranno protagoniste delle scelte politiche strategiche che questo Paese dovrà affrontare"

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