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Unioncamere: chiuse quasi 550 imprese in sei mesi, la crisi si sente

Ancora segno negativo per le aziende della regione. "Preoccupa l'export regionale (-3,3%)". Il manifatturiero è il settore che ha sentito più la crisi, meglio al vitivinicolo, con l'occupazione in crescita

In Fvg la crisi è arrivata con un po’ di ritardo rispetto al resto del Nordest, perciò si fa ancora sentire in questa sua lunga coda. E si spera fortemente che di coda si tratti, leggendo i dati dell’ultima indagine congiunturale di Unioncamere Fvg, che conferma un andamento ancora non positivo pressoché di tutti i settori interessati dall’analisi (manifatturiero, commercio al dettaglio, servizi di ospitalità, costruzioni e vitivinicolo), ma che lascia intravedere la tanto attesa luce in fondo al tunnel nelle aspettative di crescita delle imprese intervistate, in miglioramento rispetto alle rilevazioni precedenti. L’indagine regionale è stata presentata in Camera di Commercio a Udine, nella nuova Sala dell’Economia, al piano interrato del palazzo camerale con ingresso da piazza Venerio, che con questa “prima” ufficiale – con lo scoprimento della targa – si propone come ulteriore sede a disposizione della Cciaa ma anche delle istituzioni e delle realtà economiche del territorio, per conferenze, riunioni ed esposizioni.

«L’economia della nostra regione non è ancora uscita dalla fase negativa – ha confermato il presidente Cciaa Giovanni Da Pozzo introducendo i lavori – e ci sono ancora indicatori importanti che ci preoccupano, come per esempio l’andamento dell’export regionale, che pur in miglioramento nel secondo trimestre (-0,73%) resta negativo per tutto il primo semestre 2013, con un -3,3%». Altri nodi cruciali restano l’occupazione, in primis, come pure il sistema imprenditoriale. «Nel primo semestre 2013 in Fvg sono nate 3.608 imprese e se ne sono cancellate 4.152, con un saldo negativo di 544 unità», ha precisato Da Pozzo. Sono entrate in scioglimento e liquidazione o altra procedura concorsuale 851 imprese: il fenomeno dei fallimenti ha interessato in particolare le industrie manifatturiere, le costruzioni e il commercio, quello delle liquidazioni e scioglimento il commercio, i servizi alle imprese, e le industrie manifatturiere, le costruzioni e il turismo.

Difficoltà che l’indagine congiunturale, effettuata su circa 1.400 imprese di tutte e quattro le province (periodo di rilevazione: dal 2 al 29 luglio), va a confermare. I dati a consuntivo relativi al 2° trimestre, in base alle risposte degli imprenditori, sono negativi praticamente per tutti i comparti, costruzioni purtroppo ancora in testa, con un calo tendenziale del fatturato (ossia rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) del 13,1%. A frenare meno, o a migliorare addirittura, sono in genere le imprese che esportano, fenomeno evidente anche in quel manifatturiero che ha risentito così pesantemente della crisi e che in questo secondo trimestre vede anche un contenimento del calo occupazionale, che si ferma a un -0,4% tendenziale. Come al solito, va un po’ meglio il vitivinicolo: le imprese che esportano dichiarano un +1,6% di fatturato (pur con un – 0,9% dichiarato dalle non esportatrici), con un’occupazione in crescita del 4%.

Le previsioni degli imprenditori per il trimestre in corso pure risultano improntate al pessimismo o comunque non si attendono a breve sostanziali miglioramenti, anche se la percentuale di imprese che crede nella crescita è aumentata rispetto allo scorso anno.

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