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Friuli Future Wines: il 2013 dei vini friulani è partita dagli USA

Da Pozzo e Colutta: "Risultati sempre più di successo, amplificati dalla forza della rete fra imprese vinicole, soprattutto sul mercato che resta punto di riferimento per il vitivinicolo come quello americano"

È partita da tre primari eventi negli Stati Uniti – Simply Italian Miami, Tre Bicchieri Ny e Boston Wine Expo –l’attività 2013 di Friuli Future Wines, che alla quarta edizione si conferma rete unica in Italia, con ben 42 aziende vitivinicole guidate dalla Camera di Commercio di Udine.

Il progetto prevede una compartecipazione di fondi pubblici – dalla Regione tramite l’Unione Europea e il Ministero delle politiche agricole – e di risorse delle imprese stesse, che possono così scegliere le iniziative più adeguate alla valorizzazione dei propri vini sui mercati extraeuropei prescelti, nel contempo beneficiando del supporto logistico della rete formata dall’Associazione temporanea di imprese.

«Sono tutte aziende che hanno già una marcata vocazione all’export - commenta il presidente Giovanni Da Pozzo -, che però così si propongono con la forza e l’organizzazione di una squadra, soprattutto sul mercato che resta punto di riferimento per il vitivinicolo come quello degli Stati Uniti. Quello dell’Ati è un modello vincente, da “esportare” anche ad altri settori. Soprattutto ora che la discussione è aperta in tema di risorse europee per il settore, in genere sottoutilizzate, la nostra Ati è in controtendenza, ampliando di anno in anno le iniziative e le realtà aziendali partecipanti». Le risorse stanziate per il Fvg, infatti, «sono state insufficienti, a differenza di altre aree d’Italia in cui non sono state spese tutte, per soddisfare tutte le domande delle nostre aziende – ha aggiunto poi il consigliere camerale referente del progetto, Giorgio Colutta –, Pmi che stanno dimostrando tanto dinamismo e voglia di reagire alla crisi. Confidiamo che nella prossima ripartizione di fondi vengano meglio valorizzate le aggregazioni fra imprese, di cui la nostra è buon esempio».

A partecipare con soddisfazione, da “novizio” dell’Ocm friulano, a Simply italian di Miami e al Tre Bicchieri di New York è stato Damiano Meroi, che con la sua azienda realizza già l’80% del fatturato grazie all’export, prevalentemente proprio sul mercato statunitense, ma anche in Giappone e Russia, oltre che in Europa.  E sempre a Miami c’era anche Marco Cecchini, dell’omonima azienda vinicola, che attraverso l’Ocm cerca di spingere molto sui vini autoctoni, ma anche di consolidare le relazioni con i propri importatori, contemporaneamente individuandone di nuovi.

Per Cecchini, gli Stati Uniti sono mercato ancora promettente, «ma noi dobbiamo fare ancora molto a livello di comunicazione – ha evidenziato –. Comunicare cioè il nostro territorio e la nostra qualità produttiva sulla stampa americana, specializzata soprattutto, per far conoscere il “prodotto Friuli” e attrarre da noi esperti, decision maker e operatori specializzati, oltre che appassionati di prodotti di valore».

Il prossimo appuntamento per Ocm sarà in aprile, ai World Wine Meetings di Chicago, con cui la rete è già riuscita a stringere una partnership e attraverso il cui portale (https://wwm.fr/) si sta promuovendo la nuova edizione della Guida ai vini curata dalle quattro Cciaa regionali, The italian Wines from Friuli Venezia Giulia, attraverso la sua declinazione digitale www.winesfriuliveneziagiulia.it.

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