Fondazione Nord Est

Economia friulana con il freno a mano tirato, servono cambiamenti

Le priorità principali sulle quali sarà necessario intervenire sono demografia, scuola e immigrazione qualificata. Benedetti: "La politica deve creare un ambiente più friendly per chi fa impresa”

“Se prendiamo il prodotto interno lordo pro capite, un indicatore che dà l'idea della ricchezza, in 20 anni, dal 2000 al 2020 il Fvg scende dal 38° all'81° posto tra le regioni europee” sostiene Gianluca Toschi, ricercatore senior di Fondazione Nord Est. Questo dato è emerso in un'analisi sullo stato di salute dell'economia friulana. Un dato destinato a far riflettere. Lo sviluppo economico è minacciato principalmente dal calo demografico: non si trovano giovani da assumere e le scuole hanno sempre meno alunni. La crescita è lenta e per invertire la tendenza è necessario essere attrattivi. Questi i principali elementi che ha messo in evidenza il rapporto 2022 della Fondazione Nord Est, nel corso di un incontro dal titolo “Il futuro sta passando – Chi è pronto e chi no” promosso dalla stessa Fondazione in collaborazione con Confindustria Udine.

La situazione a Nordest

"Il Nordest - ha spiegato Gianluca Toschi, ricercatore senior di Fondazione Nord Est - continua a essere un’area dinamica rispetto al resto d’Italia. Nel periodo che va dal 2000 al 2019 il PIL della macro regione è cresciuto del 9,1%, quello del resto d’Italia del 2,6%. L’area si pone ai vertici nazionali anche per una serie d'indicatori che catturano il benessere e sono legati a temi come la qualità delle istituzioni, l’istruzione e formazione e il lavoro. Pur crescendo più del resto d’Italia, il Nordest negli ultimi vent’anni è tuttavia cresciuto a tassi inferiori rispetto a quelli delle altre macro regioni europee. Una dinamica che ha portato a un sensibile scivolamento verso il basso nella classifica per PIL pro capite: dal decimo posto del 2000 al ventottesimo nel 2020 a livello continentale".

Luca Paolazzi, direttore scientifico di FNE: “I nostri territori del Nord Est hanno tutte le potenzialità per tornare a correre come in un tempo non lontano. Per scrutare il futuro servono raziocinio e follia creatrice, ovvero i tratti distintivi degli imprenditori, responsabili per chi lavora con loro e attratti dall’innovazione. Fondamentale sarà il numero di giovani che vivranno in Italia, un numero che dipende non solo dalla fertilità, ma anche dalla capacità di trattenerli e attrarne da altrove. Molti arriveranno dall’Africa sub sahariana”. Paolazzi ha quindi indicato chi può dirsi pronto alle sfide del futuro: “Chi sperimenta novità; chi si prepara a diversi futuri possibili; chi concepisce l’impresa come un progetto in continua espansione; chi attrezza il territorio con servizi che conciliano lavoro e vita familiare; chi punta a governare i flussi migratori e organizza l’accoglienza; chi guarda a orizzonti di dieci-venti anni; chi considera i lavoratori persone da
coinvolgere nel progetto-impresa; chi sfrutta la sostenibilità come un’opportunità; chi considera imprevedibili i rischi e rafforza resilienza e capacità di adattamento, anche attraverso la formazione; chi organizza il lavoro integrando persone di varie età, ciascuna portatrice di saperi e capacità; chi rende la propria azienda vigile; chi progetta i prodotti e i processi in ottica di piena circolarità e riuso".


A far eco alle priorità che devono essere prese in considerazione Anna Mareschi Danieli: “ Abbiamo bisogno di strategie di medio-lungo termine, perché altrimenti rischiamo di rimanere, di emergenza in emergenza, in una prospettiva schiacciata solo sul presente, priva di slancio”.  La vicepresidente di Confindustria Udine ha messo l'accento su temi come denatalità, sostegno alla famiglia e al women’s empowerment, orientamento e formazione delle competenze richieste dalle imprese e non disponibili sul mercato del lavoro, gestione controllata ed efficace dell’immigrazione qualificata, una pubblica amministrazione efficiente, infrastrutture adeguate, costo del lavoro sostenibile, certezza del diritto, cuneo fiscale e così via. "In poche parole, costruire in modo rapido un ambiente friendly per chi fa impresa, in modo tale da generare valore e ricchezza, che poi possa essere redistribuita. Perché non sono solo problemi per le sole imprese. Sono questioni strutturali che ci riguardano tutti". 

Secondo Gianpietro Benedetti, presidente di Confindustria Udine e presidente reggente di Confindustria FVG: "La priorità immediata è regolare l’immigrazione qualificata, aggiornando le leggi sui permessi di soggiorno sulla falsariga di quanto avviene in Germania.
Serve poi aggiornare la scuola, sin dall’asilo, insegnando le soft skills e premiando il merito sia di chi studia, sia dei docenti. Inoltre, bisogna agire sull’orientamento”.
Benedetti ha aggiunto: "Bisogna riuscire ad aumentare il PIL. Per fare questo la politica deve supportare l’intraprendere e creare un ambiente più friendly per chi fa impresa”. E ha concluso: "Il futuro dipenderà anche dalle conseguenze che comporterà il passaggio in atto da un mercato globale a un mercato macro regionale. Tutto ciò influenzerà il fare e anche la logica degli approvvigionamenti. Inoltre, la riduzione della CO2, in cui tutti siamo e saremo impegnati a contribuire, darà nuovo spazio e nuova vita all’economia in tutte le sue fasi”.
 

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