Sconti carburante, la difesa di Figisc Confcommercio

L'associazione respinge l’attacco di alcuni consiglieri regionali sul provvedimento: "Inaccettabile l’attacco agli sconti sulla benzina"

Figisc Confcommercio respinge l’attacco di alcuni consiglieri regionali su un provvedimento, il contributo a favore dei residenti per l’acquisto di carburante, «che consente alla Regione di incamerare risorse, non di sprecarle». Il presidente regionale Bruno Bearzi premette innanzitutto la questione fiscale. «Su ogni litro di benzina le tasse pesano, tra accisa e Iva, per circa 1 euro – precisa –. Soldi che rientrano alla Regione attraverso il sistema delle compartecipazioni: nello specifico, per un terzo sulle accise e per 9,1 decimi sull’Iva».

Dopo di che, prosegue Bearzi, «i consiglieri che intervengono contro il bonus dimenticano che con il recupero dei consumi consentito dalla legge 14/2010, unica barriera per evitare il rifornimento oltre i confini, la Regione non sottrae denaro al bilancio, ma utilizza quelle entrate, oltre che a vantaggio della comunità, anche per autofinanziare il provvedimento. I dati dimostrano che il saldo di tale operazione è sempre stato positivo, ed è quindi una falsità l’affermazione che si tratta di risorse sottratte ad altre voci di bilancio. Al contrario, non ci fosse le legge, quelle risorse verrebbero meno».

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Nel periodo 2008–2013, rende noto Bearzi, su circa 609 milioni di euro recuperati dalla Regione sulla compartecipazione su accise e Iva, 266 milioni sono stati impiegati per sostenere l’onere degli sconti: «Il saldo è evidentemente positivo, così come lo è, per 343 milioni, quello registrato dal 2011, vale a dire da quando, su sollecitazione dell’Unione europea, la Regione ha approvato la nuova norma».
L’eventuale cancellazione del sistema contributivo, «in un momento di grande difficoltà economica per le famiglie che non godono di stipendi da consigliere regionale – conclude Bearzi –, avrebbero ricadute sui consumi, non solo di carburante. La perdita degli erogati porterebbe inoltre a chiusure e conseguenti perdite di posti di lavoro con numeri non inferiori a quelli di una fabbrica di media grandezza e costi sociali altissimi. Andrebbe infatti valutata in quel caso l’opportunità di ammortizzatori sociali a tutela di lavoratori, famiglie e aziende».

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