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Costruzioni: settore in crisi, solo in regione persi 10mila posti di lavoro

I sindacati di Cgil, Cisl e Uil protestano davanti alla Prefettura per chiedere aiuto alle istituzioni. Sono 500 le imprese edili che hanno chiuso i battenti. "Bisogna sbloccare il patto di stabilità"

Riflettori ancora accesi sul mondo delle costruzioni, con una nuova giornata di mobilitazione, che ha toccato anche il Friuli Venezia Giulia. Venerdì sono state centinaia le iniziative in tutte le piazze d'Italia, a cui si è aggiunto il presidio organizzato da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil regionali davanti alla Prefettura di Udine.

"Un appuntamento importante per ribadire la preoccupazione che ruota intorno al settore, fra quelli che più hanno pagato il conto della crisi in termini occupazionali, sociali ed economici. L'assenza di provvedimenti adeguati – dicono i sindacati – ha prodotto la perdita di 300mila posti di lavoro, di cui 10mila solo in Friuli Venezia Giulia, l'aumento dell'illegalità e delle irregolarità, oltre ad un indebolimento complessivo di un sistema di imprese già fortemente destrutturato. Di qui, un pacchetto di precise richieste, ovvero "risposte immediate" ai lavoratori e per il rilancio di una forte politica degli investimenti. In regione hanno chiuso 500 aziende e si è persa la forza lavoro del 30 per cento degli addetti ai lavori.

Per i Sindacati di categoria, in particolare, occorre non solo agire su pensioni e ammortizzatori sociali, ma anche in direzione della regolarità, della legalità e della creazione di nuovi posti di lavoro. In questo senso vanno, ad esempio, l'immediata disponibilità dei fondi per l'apertura dei cantieri, un piano straordinario per il Mezzogiorno, lo sblocco selettivo del patto di stabilità, il rafforzamento degli incentivi destinati alla riqualificazione del patimonio abitativo e politiche idonee a supportare l'intera filiera delle costruzioni (edilizia, legno, laterizi, cemento e lapidei), anche attraverso la green economy. E' su queste proposte che le organizzazioni sindacali chiedono l'apertura immediata dei necessari livelli di confronto".

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