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Miele, crolla la produzione in provincia di Udine

Meno 70 per cento rispetto alla media e si stima una restrizione di circa 30 chili in meno di miele per ogni alveare. Preoccupato il Consorzio apicoltori

Crollo vertiginoso nella produzione del miele in provincia di Udine: le perdite si attestano attorno al 70 per cento rispetto alla media. Le api non lavorano. Sono presenti, anche in numero notevole, dentro gli alveari, ma non producono. L’allarme viene lanciato congiuntamente dal Consorzio apicoltori, attraverso il presidente Giorgio Della Vedova, e dall’assessore provinciale con delega all’Agricoltura, Leonardo Barberio che formula un appello preciso alla Regione affinché rivaluti la quota destinata al settore, ovvero i 100 mila euro che dovrebbero servire per tutta la Regione, “troppo poco visto l’allarme generalizzato”. Si stima una restrizione di circa 30 chili in meno di miele per ogni alveare.

La situazione drammatica rischia di portare al collasso il settore. Alla luce di queste perdite, il danno economico diretto, nella sola provincia di Udine, rende noto Della Vedova, si può quantificare in circa 1 milione e mezzo di euro in meno, facendo conto sui 10 mila alveari censiti come attività da reddito (700 gli apicoltori sul nostro territorio).


Le cause? “Non sono note: non si capisce come mai le api non stiano producendo, forse è il clima chissà”, fa sapere Della Vedova”. Per ora pare che i neonicotinoidi della concia del mais finiti inizialmente sul banco degli imputati non siano responsabili di questa debacle che fa scattare immediatamente la richiesta alla Regione da parte dell’assessore Barberio: “Sollecitiamo Trieste ad aumentare i fondi: i 100 mila euro annunciati che verranno messi a disposizione di tutto il territorio regionale non possono bastare, pertanto chiediamo più contributi da destinare alle Province che poi provvederanno a rifondere gli apicoltori per i mancati introiti; del resto la giunta regionale ha erogato non pochi finanziamenti al Teatro Verdi (la cultura è importante, ci mancherebbe), sarebbe opportuno fare altrettanto per un comparto che, fra l’altro, risulta utile anche per la tutela dell’ecosistema”. 

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