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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Economia

Foreste sottoutilizzate ed export mettono in crisi il settore legno regionale

C’è una forte richiesta del mercato in Friuli Venezia Giulia ma viene usato meno del 30% dei volumi di crescita dei boschi ogni anno

L’allarme è stato lanciato dagli operatori del settore legno perché la materia prima scarseggia. Sembra un paradosso considerando i boschi e le foreste presenti sul nostro territorio. In effetti, secondo il servizio foreste e corpo forestale del Friuli Venezia Giulia, stiamo utilizzo meno del 30 per cento del legno che potremmo utilizzare guardando i volumi di crescita annuali dei boschi. Una quota decisamente inferiore al limite stabilito per non compromettere l’ecosistema. Ma il paradosso continua perché la maggior parte del legname prodotto in regione viene esportato in Austria. La presenza di segherie più importanti e di un mercato più sviluppato rende molto più remunerativa l’esportazione della materia prima. Ma poi questo legno ritorna da noi sotto forma di cippato.  Paolo Fantoni, presidente dell'omonimo gruppo e di Assopannelli, sottolinea come la disponibilità di legno potrebbe addirittura diminuire a causa dello stop da parte di alcuni Paesi dell'export di legno oltre al fermo delle attività commerciali con Russia e Bielorussia. In più parte di questa materia prima viene convogliata per la produzione di energia termica.

Le richieste

Gli operatori di settore fanno specifiche richieste per potenziare la filiera locale. Prima di tutto migliorare la gestione del le parti abbandonate dei boschi grazie anche ad una rete stradale più adatta alle esigenze delle maestranze locali. Un aspetto su cui la Regione sta lavorando da qualche anno. Un altro punto da affrontare è il frazionamento in tante micro proprietà private influisce sulla realizzazione di infrastrutture e sulla raccolta del legno. Il Consorzio Boschi Carnici sottolinea la necessità di investire su progetti di aggregazione dei tanti lotti privati con il sostegno pubblico. Ad aggravare la situazione anche la carenza di manodopera. Manca all'appello una generazione di boscaioli, quella dei 40enni, soprattutto per le aziende strutturate.

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