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Commercio

Udine, in dieci anni perse 121 attività commerciali in città

Tra il 2019 e il 2021, il periodo della pandemia il terziario ha sostanzialmente tenuto ma "la situazione rimane di sofferenza" commenta Pavan, presidente del mandamento di Confcommercio Udine

Secondo un’indagine dell’ufficio studi di Confcommercio, negli ultimi dieci anni hanno chiuso 72 attività commerciali in centro a Udine e 49 nell'hinterland. Nel centro storico della città c’erano 564 imprese nel 2012, sono rimaste 492 nel 2021. Con un calo che si attesta al 13 per cento. Mentre in periferia le imprese erano 403 e ora sono 354 con un calo il 12 per cento. Crescono invece, i dati di alberghi, bar e ristoranti. Nel complesso si passa da 358 a 369 (+3%) in centro storico e da 235 a 255 (+9%) fuori dal centro. L'appello del presidente del mandamento di Confcommercio Udine Giuseppe Pavan: "Nell’anno preelettorale sarà importante che la classe politica non pensi solo al voto, ma imposti un serio programma di rilancio”.

Gli anni della pandemia

Tra il 2019 e il 2021, il terziario ha sostanzialmente tenuto, ma con un trend negativo: il commercio segna meno 5 imprese in centro storico e meno 2 fuori dal centro. I pubblici esercizi e la ricettività meno 4 imprese in centro e meno 3 in periferia. “La situazione rimane di sofferenza – commenta i –, dato che a una stagnazione dei consumi di tipo strutturale si aggiunge ora l’effetto Covid. Negli ultimi giorni c’è pure il problema della guerra in Ucraina che ha senz’altro un impatto negativo, non solo economico, ma anche dal punto di vista psicologico. Di certo, più in generale, si deve insistere nella ricerca di una nuova capacità di pianificazione, meno burocratica, per dare risposte alle esigenze contingenti e arginare la perdita di funzioni della città".

Le dichiarazioni di Da Pozzo

Con il monitoraggio #centristorici, Confcommercio “sostiene il rafforzamento dei partenariati locali e la definizione di strategie condivise aderenti alle necessità dei luoghi, al fine di contrastare i fenomeni di desertificazione commerciale e valorizzare  il tessuto economico in tutte le sue forme e funzioni, incluse quelle di attrazione culturale e turistica, di sostenibilità di quartiere e di innovazione capillare e diffusa, migliorando – al contempo – la qualità urbana e la coesione sociale” afferma il vicepresidente nazionale Giovanni Da Pozzo. Sul Pnrr, “sarà fondamentale il reale coinvolgimento del territorio e una maggiore integrazione progettuale tra i temi urbani e quelli economici, al fine di usare efficacemente i finanziamenti disponibili, a partire dal capitolo per la rigenerazione urbana, ma anche con riferimento alle ulteriori risorse per le città previste dalla nuova Politica di coesione 2021-2027. Nel prossimo settennio, infatti, anche la programmazione europea, in maniera più decisa rispetto alle precedenti, pone il territorio e le città al centro degli obiettivi di policy con il fine di promuovere uno sviluppo integrato e realizzare strategie urbane sostenibili”.

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