Montagne friulane, un giovane su 4 non studia né lavora: con em2 Cramars aiuta chi è ai margini dei margini

Nelle terre alte del Friuli un giovane su 4 non studia e non lavora. Ecco perché la cooperativa di Tolmezzo per la formazione professionale, lo sviluppo locale e l’innovazione sociale è capofila nel programma internazionale EM2 rivolto a chi è in condizioni di disagio personale o lavorativo e, in più, vive in territori poco dinamici, come le aree montane. L’obiettivo è responsabilizzare e coinvolgere attivamente le comunità della montagna attivando enti come scuole, associazioni, municipalità e aziende affinché contribuiscano a dare un orientamento professionale alle persone in difficoltà attraverso la partecipazione gruppi di lavoro. La presidente Marcoccio: “Si tratta di agire come si faceva una volta, solo in modo più strutturato, organizzato e finalizzato al benessere non solo del singolo individuo, ma di tutto il territorio”.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Marginalità al quadrato, ovvero doppia marginalità: la condizione di disagio in cui si trova chi è in difficoltà nella sfera personale o lavorativa e, in più, vive in territori periferici, lontani da contesti dinamici, come le aree montane. Chi si trova ai margini dei margini. Gli ultimi dati ISTAT disponibili parlano chiaro: nell’area della Carnia, i giovani tra i 15 e 29 anni iscritti all’anagrafe che non hanno un'occupazione regolare e non seguono un percorso di studio sono il 26.28%, nell’area Canal del Ferro-Val Canale, giovani sono 26.98% e nell’area delle Valli e delle Dolomiti Friulane, sono il 28.13%. Un giovane su quattro. È per venire in aiuto a queste persone che Cramars, cooperativa per la formazione professionale, lo sviluppo locale e l’innovazione sociale in Carnia e nell’Alto Friuli, partecipa a Education in Square Marginality (EM2), un progetto Erasmus+ finanziato dalla Comunità Europea che, oltre alla cooperativa di Tolmezzo che ha ruolo di capofila, coinvolge altri sette partner tra enti di formazione per adulti e associazioni di categoria, provenienti da Italia, Lettonia, Slovenia e Ungheria.

A chi è rivolto EM2

EM2 si rivolge ai NEET - in italiano né-né, ovvero i giovani non impegnati nello studio, né nel lavoro - così come agli adulti poco qualificati alla ricerca di occupazione. Il progetto coinvolge, però, anche istituzioni locali, apparati pubblici, piccole e medie imprese, gruppi d’interesse, sindacati, centri per l’impiego, organizzazioni non governative, associazioni di volontariato e tutti gli enti locali che possono offrire un’opportunità a chi si trova in condizioni di emarginazione e che, di conseguenza, possono beneficiare degli effetti positivi che l’inserimento di nuova forza lavoro ha sullo sviluppo del territorio. Gli obiettivi e il metodo EM2 si pone l’obiettivo di aiutare gli adulti in difficoltà lavorativa e scarsamente qualificati a rafforzare la propria motivazione e a potenziare le capacità, attraverso l'educazione formale, non formale e informale. L’approccio iniziale si basa sull’autoconsapevolezza dell’individuo e sul bilancio delle proprie competenze. EM2 agisce, quindi, per migliorare le opportunità di formazione grazie alla collaborazione di scuole, associazioni, municipalità e aziende delle singole comunità, che attivano questi enti affinché contribuiscano a dare un orientamento professionale alle persone in difficoltà lavorativa attraverso il coinvolgimento in gruppi di lavoro. Si interviene, perciò, per sviluppare la consapevolezza sociale dell’utilità della comunità nell’orientamento professionale. I risultati prefissi Ambizioso, ma possibile, il risultato atteso: la creazione dei “patti di comunità”, ovvero accordi territoriali tra enti pubblici, organizzazioni profit e non-profit e cittadini, costruiti attraverso l’analisi dei singoli contesti e delle relative criticità e potenzialità, formulati per avviare azioni congiunte volte a migliorare la qualità della vita e delle pratiche sociali di un territorio. Accordi formali che identificano l’impegno condiviso di enti pubblici, privati e della cittadinanza a lavorare sinergicamente per dare alle persone in difficoltà, innanzitutto, una spinta motivazionale. Si arriverà quindi alla realizzazione dei “patti di apprendimento”, percorsi personalizzati in ognuno dei Paesi coinvolti, del cui successo non può che essere responsabile l’intero tessuto sociale.

La ricerca di comunità “accoglienti” è aperta

Un progetto innovativo e di grande valore sociale, quindi, grazie al quale i contesti montani possono sperimentare la nascita di nuove forme di collaborazione e sostegno all’interno della comunità, chiamata a prendersi la responsabilità dei suoi abitanti più deboli. Ed è proprio agli abitanti delle Terre Alte che Cramars rivolge la propria offerta di partecipare a questa iniziativa: comunità disposte ad accogliere nel proprio contesto individui in condizioni di difficoltà e ad accompagnarli in un percorso di crescita motivazionale, professionale e di qualità della vita. “Quotidianamente si rivolgono ai nostri uffici persone che hanno bisogno di essere indirizzate e sostenute - spiega Stefania Marcoccio, presidente di Cramars – ed è da questa domanda che nasce EM2. L’attivarsi di una comunità in aiuto dei propri elementi più deboli è un atteggiamento radicato nella nostra tradizione: semplicemente, si tratta di agire come si faceva una volta, solo in modo più strutturato, organizzato e finalizzato al benessere non solo del singolo individuo coinvolto, ma di tutto il territorio. Sono già diverse le comunità montane friulane che ci hanno contattato per sottoscrivere un patto di comunità e prevediamo di definire almeno 40 patti di apprendimento, 10 per ogni Paese Partner”.

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