Legno arredo, metà delle imprese regionali non lavora per il lockdown

L'appello del presidente nazionale di Confartigianato Arredo Damiani:"Settore strategico, in Fvg conta oltre 1.500 attività, servono risorse, tasse agevolate e digitalizzazione"

Immagine di repertorio

Il presidente nazionale di Confartigianto Arredo, Mauro Damiani, lancia un appello chiaro al Governo: in vista della fase due, lo Stato sostenga le imprese del settore arredo, oltre 1.500 in Friuli Venezia Giulia e fiore all'occhiello delle esportazione made in Italy, con un rifinanziamento del fondo per l'export artigiano. La richiesta è stata indirizzata al sottosegretario degli Affari esteri, Manilo Di Stefano, al recente tavolo cui hanno preso parte le principali associazioni di categoria, il presidente di Ice, Carlo Maria Ferro, e l’ambasciatore Lorenzo Angeloni, dg per la promozione del sistema paese.

La richiesta

"Abbiamo discusso degli investimenti che il governo intende mettere sul piatto per sostenere l’export e i processi di internazionalizzazione delle imprese - fa sapere Damiani -.Tra le diverse richieste che abbiamo fatto a Di Stefano c’è quella di rifinanziare il fondo per l’export artigiano, che già esiste ma al momento è privo di risorse: prevede la concessione di contributi a fondo perso fino al 70% degli investimenti realizzati dalle imprese artigiane per andare all’estero. Con il mercato interno in forte difficoltà e i consumi in contrazione a causa del ridotto potere d’acquisto degli italiani l’export rappresenta un’occasione irrinunciabile per le imprese del settore, comprese quelle artigiane".

La crisi

Delle 1.579 imprese del Fvg, il 49 per cento sono state sospese dai decreti ministeriali a causa dell'epidemia. Ma, terminato il lockdown, bisognerà riprendersi, altrimenti si perderanno ulteriori attività dopo la selezione, pesante, già operata dalla crisi economico-finanziaria nell’ultimo decennio: da 1.983 del 2009 lo stock di imprese in Fvg è sceso infatti a 1.570 (-20,8%) nel 2019, con importanti ripercussioni anche sulla forza lavoro che oggi è pari a 5.648 unità di cui 3.630 dipendenti. "In Friuli Venezia Giulia l’arredo vale il 18% del Pil regionale, in proporzione più del Veneto e della Lombardia. Dobbiamo mettere a frutto questa vocazione - afferma ancora Damiani appoggiato dal presidente di Confartigianato Imprese Fvg, Graziano Tilatti - con gli artigiani protagonisti della rinascita".

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Come ripartire?

Ma quali sono le parole d'ordine per poter ripartire dopo la chiusura forzata? Tra le tante, digitalizzazione, reti d'impresa ed e-commerce. "Tra le altre proposte che abbiamo fatto al governo c’è il salone del mobile online: non si può fare a Milano? Facciamolo in rete, regalando una vetrina sempre illuminata alle aziende del settore". Altro aspetto, la tassazione. "Abbiamo chiesto che ce ne sia una agevolata per le imprese che aumenteranno il fatturato realizzato all’estero rispetto a quello dell’anno precedente" fa sapere ancora Damiani che spiega: "Se oltre confine facevo 100 e quest’anno riesco a fare 120, quel 20 in più lo stato me lo deve tassare meno". Messe le proprie richieste sul tavolo, la pattuglia delle imprese artigiane si rimbocca le maniche, sperando nell’assist del governo convinta che "per uscire da questo periodo di emergenza, costato caro al Paese in termini di immagine e credibilità, dovrà promuovere l’immagine dell’Italia all’estero, mettendo in risalto l’ottima reputazione delle piccole botteghe, una realtà tutta italiana che deve diventare una bandiera del Paese al pari del food e della moda. Raccontiamo al mondo - conclude il presidente di Confartigianato Arredo - la straordinaria capacità delle nostre botteghe di fare cose eccelse".

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