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Tasse sull'altitudine dei terreni, il no di Coldiretti Fvg

Il presidente Ermacora denuncia: "L'imposta introduce una inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario"

“Far pagare l’Imu sui terreni in base all’altitudine introduce una inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario”. Lo denuncia il presidente di Coldiretti Fvg Dario Ermacora dopo la pubblicazione del decreto interministeriale sull’Imu agricola ed in relazione alla scadenza ravvicinata del 16 dicembre che viola il principio della collaborazione sancito dallo Statuto del Contribuente.

L’incoerenza del criterio di calcolo genera tensioni sul territorio e – aggiunge Ermacora - rischia di attenuare l’importanza della positiva scelta di differenziare l’imposta a favore degli agricoltori professionali, coltivatori diretti e imprenditori agricoli iscritti nella relativa gestione previdenziale, che continuano a godere, in zone montane o di collina, della esenzione Imu.

La norma, che comunque prevede l’esenzione per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, riduce l’esenzione Imu sui terreni nei comuni parzialmente montani cioè in quelli con altitudine compresa fra 281 e 600 metri. “Mentre il mais si aggira sui 10 euro al quintale, i prezzi di latte e carne coprono a mala pena le spese di produzione – dice ancora il presidente di Coldiretti Fvg Dario Ermacora – assistiamo ad un progressivo innalzamento della pressione fiscali sulle imprese agricole che si evidenzia, per esempio, con la riduzione degli sconti sul gasolio e che arriva a ridurre l’area di esenzione per l’Imu sui terreni. Il combinato disposto della crisi dei prezzi dei prodotti agricoli e dell’aumento della tassazione spingerà molte aziende a decidere di chiudere i battenti, siano esse professionali o condotte da part-time, indebolendo un sistema agricolo già fragile soprattutto nelle aree collinari. Le conseguenze saranno un ulteriore abbandono dei territori, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Si dimentica troppo spesso, infatti, - conclude Ermacora - che l’agricoltura non è solo produzione di bene agroalimentari ma che produce anche beni pubblici (salvaguardia del territorio e del paesaggio, sicurezza alimentare)”.

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