Cassa integrazione da record, oltre 70 milioni di ore nel 2020 in regione

La crisi non è alle spalle. Pellegrini (Cgil): "I nodi verranno al pettine in assenza di un piano straordinario di politiche industriali, a livello nazionale e regionale, per rilanciare gli investimenti pubblici e privati e per individuare i settori strategici per la ripresa"

Resta su livelli altissimi, pur calando rispetto ai mesi precedenti, il ricorso alla Cassa integrazione in regione. Ad agosto, tra cassa integrazione e fondi integrativi straordinari (Fis), l’Inps ha infatti autorizzato quasi 7 milioni di ore di ammortizzatori, portando il totale annuo oltre i 70 milioni di ore.

Pellegrini

«Livelli semplicemente inconcepibili prima dell’emergenza Covid-19 – dichiara Susanna Pellegrini, responsabile delle politiche del lavoro nella segreteria regionale Cgil – e che testimoniano purtroppo una situazione di difficoltà ancora diffusa. Se è vero infatti che siamo lontani dai 20 milioni di ore mensili autorizzate nei mesi del lockdown, aprile e maggio, 7 milioni di ore sono lo specchio di un’economia che viaggia ancora a scartamento ridotto, in particolare nel terziario, come testimoniano i valori molto elevati della cassa in deroga, quasi 2 milioni di ore, e del Fis, con 2,4 milioni di ore». Per dare un termine di comparazione, Pellegrini ricorda che il precedente picco storico annuo, toccato nel 2014, per il Fvg era di 29 milioni di ore: «Ad agosto, in un solo mese, l’Inps ne ha autorizzato un volume pari a un quarto di quel dato, che comprendeva l’intero anno».

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La crisi, quindi, è tutt’altro che alle spalle, e a metà novembre verrà meno la copertura della cassa integrazione per Covid, estesa da 18 a 36 settimane con il decreto Rilancio. «Ammortizzatori e blocco dei licenziamenti – commenta ancora Pellegrini, tornando sull’allarme già lanciato la scorsa settimana da Cgil, Cisl e Uil in occasione della mobilitazione nazionale sul lavoro – hanno consentito di limitare l’impatto della crisi in termini di occupazione e di reddito, anche se a fronte di dolorosi tagli in busta paga, ma i nodi verranno al pettine in assenza di un piano straordinario di politiche industriali, a livello nazionale e regionale, per rilanciare gli investimenti pubblici e privati e per individuare i settori strategici per la ripresa. Parallelamente è indispensabile trovare nuove misure di sostegno e nuovi ammortizzatori per quei settori, come il turismo, gli appalti e vaste aree del terziario, che sono stati toccati più pesantemente dalla crisi e che tuttora stentano a ripartire».

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