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Giovedì, 23 Maggio 2024
Indagine Ufficio Studi Confcommercio

Emorragia di negozi in centro storico: Udine si svuota

Il commercio udinese perde insegne: -17% di aziende in centro storico in dieci anni Pavan: «Non si pensi solo alla conta dei voti, serve un serio piano di rilancio»

La conta era cominciata mesi fa, perché la crisi del commercio udinese ha ormai una certa età e covid e guerra sono solo le ultime malattie che lo hanno colpito. Così a oggi, fine febbraio 2023, un'indagine di Confcommercio restituisce il dato numerico che ci aiuta a comprendere l'entità del fenomeno: dal 2012 al 2022 il calo delle insegne è del 17% nel commercio del centro storico (da 564 a 468 imprese, -96) e del 12% nell’area non centrale (da 403 a 355, -48). Cifre che si traducono in sempre più serrande abbassate e spazi ormai chiusi da tempo, che costellano le vie del centro come spettri di un passato che in questi anni si è solo ricordato senza mai riuscire a riabilitarlo. Gli unici dati a crescere, in una fotografia molto ben definita per Udine, sono quelli relativi ad alberghi, bar e ristoranti: nel complesso si passa da 358 a 364 (+2%) in centro storico e da 235 a 253 (+8%) fuori dal centro. Quanto al raffronto tra il 2019 e il 2022, il periodo del coronavirus, il terziario ha sostanzialmente tenuto, ma continua comunque il trend in discesa: il commercia segna -29 imprese in centro storico e -1 fuori dal centro; i pubblici esercizi e la ricettività -9 imprese in centro e -5 in periferia.

Si svuota il centro: i locali che abbassano le serrande

«La situazione rimane di sofferenza visto il pesante calo del potere d’acquisto delle famiglie. La nostra associazione, tra l’altro con la promozione di un evento come lo Sbaracco, lavora per il rilancio del settore commerciale, il più in difficoltà, e ci aspettiamo molto anche dall’Adunata degli Alpini, nella convinzione che Udine possa presentarsi al meglio. Di certo, più in generale, si deve insistere nella ricerca di una nuova capacità di pianificazione, meno burocratica, per dare risposte alle esigenze contingenti e arginare la perdita di funzioni della città. Nell’anno delle elezioni è anche importante che la classe politica non pensi solo alla conta alle urne, ma abbia in testa un serio programma di rilancio», commenta il presidente del mandamento di Confcommercio Udine Giuseppe Pavan. L'impressione è che la crisi riguardi la città in sé, a favore dei centri commerciali: da qui si spiegherebbe anche il dato favorevole di bar e ristoranti: gli acquisti si fanno fuori città, il centro rimane luogo di passeggio e svago, ma non di compere.

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L'osservatorio

L’Osservatorio, spiega Confcommercio nazionale, è un’analisi dell'Ufficio Studi di Confcommercio sui cambiamenti del commercio e delle imprese nelle città italiane negli ultimi dieci anni, con particolare riguardo ai centri storici. L’ottava edizione dell’Osservatorio arriva in una fase che ha visto superare il picco della crisi dovuta alla pandemia e alla stagnazione dei consumi, ma che si confronta oggi con nuove emergenze derivanti dal caro energia, da una elevata inflazione e dal protrarsi della guerra in Ucraina. I cambiamenti nelle preferenze e nelle abitudini di acquisto e consumo, le scelte commerciali e localizzative della grande distribuzione e delle superfici specializzate, lo sviluppo del commercio online e altri fattori stanno cambiando volto alle nostre città e ai centri storici in particolare, con meno insediamenti del commercio tradizionale e più servizi e con differenti dinamiche tra le aree geografiche del Paese. 

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