Cresce il lavoro in Friuli Venezia Giulia, ma è pagato sempre meno

Il segretario regionale della Cgil Pezzetta: «Occorre globalmente una politica economica coraggiosa - non si può contare su contribuzioni a fondo perso come il jobs act. La politica ha compito di impostare, non solo di prendere atto della situazione esistente»

Il segretario Pezzetta

I segnali di ripresa in arrivo dal mercato del lavoro ci sono, ma è la loro labilità a preoccupare. Non basta quindi quanto registrato nel 2016 per far segnare un’inversione di tendenza. Anche perché i numeri, se analizzati più a fondo, evidenziano una forte crescita del lavoro povero: non soltanto per effetto dei voucher e dei contratti precari, ma anche per l’incremento del part-time forzato - il così detto “involontario” - , quasi triplicato rispetto al periodo pre-crisi. A lanciare l’allarme è la Cgil del Friuli Venezia Giulia, con il suo segretario generale Villiam Pezzetta, che - dati alla mano - giudica indispensabile una retromarcia sul jobs act, anche sulla spinta dei tre referendum abrogativi su voucher, licenziamenti illegittimi e responsabilità solidale negli appalti promossi proprio dalla Cgil, sulla cui ammissibilità la Corte Costituzionale si pronuncerà il prossimo 11 gennaio.

LA POLITICA. «Serracchiani - per Pezzetta - si deve staccare dal carro di Renzi, quel legame a noi non va bene. Per il resto non c’è una responsabilità della Giunta regionale per la situazione lavorativa, è una questione di politica nazionale.  Negli ultimi 10 anni ci sono state 7 riforme del mercato del lavoro, giocando sempre a perdere, così non si va da nessuna parte. L’operato regionale - per la gestione della crisi - è positivo. Quello che chiediamo però è un maggiore impegno sulle politiche attive, sulla ricollocazione degli inoccupati. Dovremmo tornare, per esempio, ai lavori socialmente utili. Occorre globalmente una politica economica coraggiosa - non si può contare su contribuzioni a fondo perso come il jobs act. La politica ha compito di impostare, non solo di prendere atto della situazione esistente. Fino a questo momento è mancato un progetto coraggioso. Così abbiamo ammazzato i giovani (e non solo). È la prima volta che capita che una generazione stia peggio di quella precedente».

I NUMERI. Dietro l’appello di Pezzetta, come detto, i numeri. Numeri che evidenziano sì, alla luce dei dati Istat del quarto trimestre, un recupero di circa 3.600 occupati rispetto al dato medio 2015, ma che confermano anche la debolezza di un panorama occupazionale pesantemente caratterizzato dalla crescita del lavoro povero. «Tra i 499mila occupati censiti dall’Istat, che sono quasi 20mila in meno rispetto al 2008, concorre un dato medio di almeno 6.000 lavoratori il cui unico reddito è garantito dai voucher, a fronte di oltre 50mila utilizzatori complessivi nel corso dell’anno, e di circa 4.000 lavoratori fermi per cassa integrazione», spiega il segretario. Ma c’è un altro dato che la Cgil sottolinea con forza: quello relativo alla crescita del part-time involontario, cioè legato a un calo del lavoro da parte dell’impresa, piuttosto che ad esigenze del lavoratore o della lavoratrice: «Se nel 2008 l’80% dei contratti a tempo parziale erano chiesti dai dipendenti, adesso la percentuale è scesa al 50%: il che significa, a fronte di un totale di 94mila contratti part-time, che per 47mila lavoratori si tratta di una scelta dettata dall’azienda, mentre nel 2008 i part-time involontari erano soltanto 17mila».

LAVORO POVERO. La disoccupazione, che attualmente in regione si assesta al 7,2% (dato Istat 3° trimestre 2016), non è l’unica emergenza. L’altro dato da monitorare è legato alla crescita del lavoro povero, di cui i voucher sono l’espressione più eclatante (il reddito medio annuo erogato attraverso i voucher in regione è inferiore ai 600 euro) ma non l’unico: si pensi alle partite Iva improprie, agli accordi di associazione nel commercio, al crescente ricorso agli appalti sia nel pubblico che nel privato. Da qui, per Pezzetta, l’esigenza di invertire la rotta rispetto al jobs-act, «che non ha dato il benché minimo impulso al mercato del lavoro, visto e considerato che la stessa crescita dei contratti a tempo indeterminato registrata nel 2015 si è immediatamente sgonfiata quest’anno per effetto del venir meno degli sgravi contributivi. Come Cgil abbiamo il merito di aver riportato i temi del lavoro e della precarietà nelle discussioni del paese. Il sistema dei voucher aveva una sua ratio in origine, ma ormai è una coperta per nascondere il nero. Va azzerato tutto quanto sul tema, ripartendo in maniera differente. L'uso distorto di questo metodo di pagamento dimostra che non è questa la soluzione corretta. Abbiamo fatto una proposta che veda la persona al centro, non il mercato, altrimenti non ne esci fuori. Tutte le tipologie contrattualistiche dovrebbero avere come presupposto la dignità e il giusto compenso».

GRANDE DISTRIBUZIONE. Soddisfatto delle scelte fatte regionalmente a livello legislativo sul tema Pezzetta non risparmia una frecciatina al settore:  «Il loro contratto nazionale non è stato ancora siglato. Al di là della morale che fanno agli altri riconoscano il nuovo accordo ai dipendenti. Confcommercio ha rinnovato i patti, loro no». 

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