In Fvg aumentano i voucher: 2,4 milioni nei primi sei mesi del 2015

L'elaborazione Ires Fvg su dati Inps evidenziano un + 40 per cento nel primo semestre dell'anno. Negli anni precedenti in regione si è progressivamente passati da meno di 250.000 voucher venduti nel 2009 a 3,8 milioni nell’intero 2014

Nel primo semestre 2015 il ricorso al lavoro accessorio in Friuli Venezia Giulia ha fatto registrare un ulteriore sensibile aumento. Lo rivela un’elaborazione del ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo su dati Inps. Il numero di voucher venduti tra gennaio e giugno 2015 è stato di quasi 2,4 milioni (+40% rispetto allo stesso periodo 2014); negli anni precedenti in regione si è progressivamente passati da meno di 250.000 voucher venduti nel 2009 a 3,8 milioni nell’intero 2014. Una tendenza diffusa sull'intero territorio nazionale: dai 2,7 milioni del 2009 si è passati a oltre 69 milioni nel 2014 (oltre il 60% nelle regioni del Nord).

IL TERZIARIO
Il Friuli Venezia Giulia si conferma ai primi posti in Italia, con valori decisamente superiori al suo peso demografico ed economico (nel 2015 quasi il 5% dei circa 50 milioni di voucher complessivamente venduti in Italia). Il ricorso al lavoro accessorio in regione ha riguardato principalmente il terziario: nella prima parte del 2015 commercio, servizi e turismo hanno assorbito il 42% del totale dei voucher. L’agricoltura, il comparto per cui era stato concepito lo strumento, ha ormai assunto un peso marginale (meno del 3% dei voucher venduti). 

UTILIZZO ALLARGATO
«La finalità iniziale, mutuata dalle esperienze di altri paesi europei – osserva Russo –, era infatti quella di regolamentare rapporti di lavoro occasionali a carattere saltuario e di breve durata; nel corso degli anni diversi interventi legislativi hanno progressivamente ampliato le possibilità di utilizzo. A riprova di ciò si può osservare che la categoria residuale delle “altre attività” pesa il 45,5% nel primo semestre 2015».

CANALI DI VENDITA
Si evidenzia inoltre una sempre maggiore facilità di reperimento dei voucher da parte dei datori di lavoro. Il canale di vendita principale dei buoni lavoro in regione non è più costituito dalle sedi provinciali dell'Inps (dove è stato acquistato il 13% dei voucher nel 2015) ma dai tabaccai (65%); a seguire la procedura telematica e gli uffici postali (entrambi intorno all’10%).

VALORE NOMINALE
L’Ires Fvg ricorda inoltre che il valore nominale di ogni voucher è pari a 10 euro, comprensivi della contribuzione a favore della Gestione separata Inps (l’aliquota stabilita è del 13%), di quella in favore dell’Inail (7%) e di una quota pari al 5% per la gestione del servizio; il lavoratore percepisce dunque 7,5 euro netti per ogni buono, il compenso minimo per un’ora di prestazione (salvo che per il settore agricolo dove si considera il contratto di riferimento).

I compensi complessivamente percepiti dal prestatore di lavoro accessorio per il 2015 non possono superare i 5.060 euro netti (6.746 lordi) nel corso di un anno solare, con riferimento alla totalità dei committenti, limite che scende a 2.020 euro netti (2.693 lordi) in caso di committenti imprenditori commerciali o liberi professionisti. 

DONNE E GIOVANI
Infine si può rilevare che nel 2014 (il dato 2015 non è ancora disponibile) il lavoro accessorio ha riguardato oltre 46.600 persone in Friuli Venezia Giulia e più di 1 milione in tutta Italia, numeri che confermano la notevole portata del fenomeno. In ambito regionale si tratta in gran parte di giovani (la metà hanno meno di 35 anni) e donne (sono il 55%). La quota di donne impegnate in attività retribuite con i buoni lavoro nel 2014 si è dimostrata peraltro la più elevata a livello nazionale dopo la Valle d’Aosta (la media italiana è stata pari al 51%).

GLI ALTRI CONTRATTI
La notevole diffusione osservata indica che il risultato è stato in parte quello di far emergere rapporti di lavoro che altrimenti sarebbero rimasti sommersi, ma è verosimile ipotizzarne anche l'utilizzo al posto di altre tipologie contrattuali. Si pensi ad esempio alla parallela flessione delle collaborazioni a progetto e del lavoro intermittente (o a chiamata), che si è verificata nell’ultimo biennio a seguito della riforma Fornero del mercato del lavoro che ha reso meno agevole il ricorso a tali forme contrattuali, che dopo il Jobs Act subiranno un ulteriore ridimensionamento.

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