Prospettive e difficoltà per la ripartenza della filiera regionale del legno-arredo

Consentire a chi ha merce in consegna di portarla e montarla nella casa del cliente, nell’assoluta garanzia delle regole sanitarie: è questo l’appello dal gruppo Home furniture di Confcommercio provinciale di Udine alle istituzioni

Immagine d'archivio

Oltre all'avvio del lavoro, servono i dettagli: la filiera del legno-arredo ha bisogno infatti che venga concessa la possibilità di completare le consegne. L'appello parte da Confcommercio Udine che si occupa di un comparto da oltre 3.200 aziende e 20mila addetti messo in ginocchio dal Covid-19.

Le proposte

Consentire a chi ha merce in consegna di portarla, e montarla, nella casa del cliente, nell’assoluta garanzia delle regole sanitarie imposte dall’emergenza da coronavirus: è questo l’appello alle istituzioni, sulla linea della richiesta di Federmobili a livello nazionale, che arriva anche dal gruppo Home furniture di Confcommercio provinciale di Udine. «Il nostro settore – spiegano il capogruppo Andrea Cumini e i consiglieri Paolo Battistutta e Claudio Bertolutti – si ritrova con molti consumatori che hanno fatto l’ordine e attendono la consegna di prodotti che si trovano nei magazzini, ma che ci è impedito portare nelle abitazioni. Crediamo che, con mascherine, guanti e ogni precauzione anti-contagio, oltre naturalmente alla disponibilità del cliente, consentirci di completare il servizio potrebbe iniettare liquidità determinante nelle casse di imprese che, altrimenti, rischiano di non poter più riaprire nel momento della Fase due, con pesanti ripercussioni anche sull’occupazione».

Le difficoltà

La situazione, come per varie altre categorie del commercio, è molto pesante per il legno-arredo, un comparto da oltre 3.200 aziende e 20mila addetti secondo le elaborazioni del Centro studi della Camera di commercio Pordenone-Udine su dati Infocamere. «Una questione di filiera – osservano Cumini, Battistutta e Bertolutti –, con la beffa aggiuntiva di non poter rispondere alla concorrenza di un Paese come la Germania che ha continuato a produrre pure nelle settimane in cui da noi è stato disposto il “lockdown”, mettendoci in ulteriore difficoltà dato che più di un intermediario, nell’ambito dell’export soprattutto con il Nord Europa, ha di fatto cancellato l’Italia dalla sua agenda».

Le prospettive

All’orizzonte c’è tra l’altro una data, il 4 maggio, «che non dà certezze, quando invece, sulle modalità della riapertura, servirebbero rapidità e chiarezza», aggiunge anche la referente camerale del settore Servizi Paola Veronese. Secondo il gruppo Home forniture, «la Fase due andrebbe programmata per tempo e invece non sappiamo ancora nulla su quanto accadrà al termine di questo ulteriore prolungamento della chiusura delle attività che ci riguardano. Noi siamo pronti a fare la nostra parte prevedendo la sanificazione dei locali e la verifica sul distanziamento sociale e sull’utilizzo di mascherine e guanti. Ma è necessario che le istituzioni nazionali e regionali si rendano conto dell’urgente bisogno di liquidità generato dall’interruzione forzata delle attività, una emergenza che si ripercuote sui pagamenti dei fornitori e sulla possibilità di onorare anche gli eventuali impegni presi in precedenza per chi ha rinnovato le campionature o ha investito nella ristrutturazione degli spazi di vendita».

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