Martedì, 18 Maggio 2021
Economia

«Fateci lavorare: in zona rossa esplode l’abusivismo, è a rischio la sicurezza dei clienti»

L'appello di parrucchiere, estetiste e barbieri, veicolato dalla presidente di Confartigianato Benessere Fvg, Loredana Ponta

Immagine d'archivio

La presidente di Confartigianato Benessere Fvg, Loredana Ponta, sollecita la Regione per un pressing sul Governo affinché sia modificato il Dpcm del 2 marzo. «I saloni che lavorano in sicurezza muoiono, mentre proliferano soluzioni abusive e senza regole», afferma.

L'appello

«Fateci lavorare. Con questa chiusura si alimentano solo abusivismo e regole non conformi all’anti-Covid, mentre si fanno morire i saloni in regola e perfettamente sicuri». È l’appello partito dal Friuli Venezia Giulia dal settore Benessere di Confartigianato Fvg, rappresentato dalla presidente Loredana Ponta, e che è stato raccolto dal livello nazionale che lo ha portato al ministero dello Sviluppo Economico, per un intervento di modifica dell’attuale norma. «Chiediamo che – ha sottolineato Ponta – a barbieri, parrucchieri, estetisti, ma per estensione anche agli operatori dei servizi alla persona, come tatuatori, massaggiatori, onicotecnici ed altri venga data la possibilità di lavorare anche in zona rossa, come tutti i servizi essenziali. Viceversa, come era stato documentato già nel lockdown della scorsa primavera, si otterrà un unico effetto: l’aumento dell’abusivismo».
Non una generica denuncia, quella di Confartigianato Fvg, ma un pronunciamento sostenuto da numerose segnalazioni: «Le persone non rinunciano a farsi i capelli, a sistemarsi le mani o ad altri interventi estetici e, trovando la porta chiusa delle attività regolari, rischiano di alimentare un mercato di persone senza scrupoli».
L’appello di Confartigianato Fvg Benessere è alla Regione, affinché si faccia interprete di una situazione insostenibile e perori la causa della sicurezza dei cittadini presso il Governo, perché vi sia una pronta modifica del Dpcm del 2 marzo 2021, per l’area benessere ancor più restrittivo dei precedenti», conclude Ponta.

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