Nuova legge sul commercio, sono 10 le giornate di chiusura obbligatoria

Per il vice presidente della Regione Bolzonello si tratta di «una legge che contiene una serie di misure in grado di dare risposte importanti al settore del commercio, del turismo e dei servizi». Per la leghista Barbara Zilli è invece «una norma debole e di facciata»

«Una legge che contiene una serie di misure in grado di dare risposte importanti al settore del commercio, del turismo e dei servizi». È il commento del vicepresidente della Regione e assessore alle Attività produttive Sergio Bolzonello dopo l'approvazione in Consiglio regionale della legge che contiene "Disposizioni per il riordino e la semplificazione della normativa afferente il settore terziario e per l'incentivazione dello stesso". Nodo cruciale della legge le aperture nei festivi. Si è raggiunta una quota di “intoccabili”: 1 gennaio, Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1 novembre, Natale e Santo Stefano. «Avevamo promesso di individuare una decina di giornate per dare un segnale chiaro: non è possibile avere una deregulation come quella attualmente vigente» ha affermato Bolzonello. «Vogliamo agire da stimolo nei confronti del Governo su questo tema, affrontato più volte ma mai risolto. È necessario legiferare prima possibile: noi l'abbiamo fatto, ci aspettiamo l'impugnativa ma resisteremo fino in fondo e vedremo il risultato finale». Ma la legge non si limita ad affrontare la problematica delle chiusure. «Abbiamo lavorato in commissione e in aula senza preclusione verso nessuna proposta, accettando i contributi delle diverse parti e mettendo in moto un dibattito propedeutico al cambiamento complessivo della normativa di settore» ha affermato il vicepresidente.

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ZILLI (LEGA NORD), «POCO CORAGGIO». «Sembrava dovesse essere una norma di rottura sulle aperture domenicali, invece si è rivelata
la norma debole e di facciata che avevamo denunciato fin dall'inizio, per questo il voto della Lega è stato contrario».
Il vero nodo della norma, cioè le aperture domenicali, alla fine non è stato affrontato - dice la Zilli -. «Questo doveva essere il tema dirompente, ma la scelta della maggioranza di ritirare i propri emendamenti sulle domeniche, e comunque di votare contro quelli proposti dalle opposizioni, ha dimostrato quello che avevamo detto fin dall'inizio e cioè che la volontà di battagliare contro le aperture selvagge in realtà non c'era e che rimbalzare il problema all'Aula, utilizzando il Consiglio come paravento, in realtà si è rivelata una mera manovra di facciata. Se è vero quanto affermato in passato dall'assessore Bolzonello sulle penalizzazioni che scontano oggi i lavoratori e il piccolo commercio - aggiunge la leghista -, lui e la maggioranza avrebbero dovuto avere più coraggio e proporre una norma davvero dirompente, con l'entrata in vigore immediata e non ad ottobre, lasciando così adito a possibili ricorsi ed impugnative statali che, sappiamo, avverranno di certo. La verità è che la competenza su questo tema è statale, quindi lo strumento migliore da utilizzare è quello di fare pressioni a Roma per la modifica della normativa nazionale visto che nei cassetti del Senato ci sono almeno due proposte di legge sul tema. Dovrebbe essere una passeggiata - è la chiosa della Zilli - considerando che la presidente è il numero due del Pd».

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