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Meno fiori e carne di maiale, ma più pesce allevato: le abitudini dei friulani nel 2020

Elevati fatturati persi per l’agriturismo, il florovivaismo, la vitivinicoltura. In leggera flessione il San Daniele Dop, in crescita il consumo di pesce allevato

Un anno difficile, ma che ha avuto i suoi lati positivi. «Complessivamente, nell’anno della pandemia, il comparto agricolo ha subito un andamento ondulatorio rispetto a vendite, consumi e prezzi, ma si è dimostrato resiliente». La difficoltà negli spostamenti ha provocato sensibili contraccolpi negativi all’agriturismo (che segna un – 75 per cento di fatturato) e lo stesso si può dire per la commercializzazione dei prodotti agroalimentari verso l’Horeca. Le maggiori oscillazioni si sono avute nella zootecnia e nel florovivaismo (-70 per cento per il mercato dei fiori recisi).

Il bilancio

«Per parecchie settimane è stato difficile, se non impossibile, importare ed esportare, con conseguenze negative sui produttori e sui prezzi. Anche il settore cerealicolo ha subito le oscillazioni legate ai comparti zootecnici con i quali condivide alcune porzioni di filiera. La coltivazione del mais ha continuato a perdere superfici investite (-56 per cento in 10 anni), mettendo a rischio alcune produzioni Dop regionali legate all’allevamento. In diversi momenti, tutto è stato esasperato dal cambio dei consumi e delle abitudini d’acquisto dei cittadini che, in alcuni casi, hanno messo sotto pressione le aziende e, in altri, hanno creato nuove opportunità (a esempio, è cresciuto dell’11 per cento l’acquisto di pesce allevato)», è il bilancio dell’annata appena conclusa, tracciato da Philip Thurn Valsassina, presidente regionale di Confagricoltura.

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Vendite

«Abbiamo salutato il 2020 con una riduzione delle vendite di vino stimabile in un -30 per cento aggiunge Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura -, anche se ci possiamo parzialmente consolare con la qualità della vendemmia che ha prodotti ottimi vini bianchi, fermi e frizzanti. Pure le marginalità per i produttori si sono ridotte, salvo per alcune aziende di piccole dimensioni che sono riuscite ad accrescere la loro quota di vendita diretta. La pandemia, tutt’ora in corso, ha messo in evidenza il ruolo di promozione e programmazione svolto dai Consorzi che sarà confermato anche per gestire con efficienza la necessità di calmierare le prossime produzioni, i relativi stoccaggi e la tutela della Ribolla gialla che, nel 2020, ha fatto qualche altro piccolo passo avanti. Intanto, ci preoccupa l’incertezza economica e di mercato che segna l’avvio del nuovo anno».

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Allevamenti

Per David Pontello, responsabile del comparto suinicolo di Confagricoltura Fvg, il 2020 è stato un anno che ha fatto stare sull’altalena gli allevatori. «Nel gennaio scorso eravamo ottimisti con un prezzo della carne a circa 1,8 euro/kg. Con il confinamento, il prezzo è crollato a 1,0 euro/kg per poi risalire, a ottobre, a 1,6 euro/kg. Le nuove chiusure, il blocco dell’export e l’eccesso dell’offerta hanno portato il prezzo della carne suina a 1,2 euro/kg, un livello di remunerazione al di sotto dei costi di produzione. La filiera del prosciutto di San Daniele Dop ha subito una leggera flessione (-1,2 per cento), ma io confido – è il pensiero di Pontello – che l’entrata in vigore della nuova etichettatura d’origine per la carne, il 1° febbraio, porti il consumatore a premiare il “Made in Friuli” e il “Made in Italy”».

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«Il 2021, per un comparto come quello agricolo che programma le sue azioni stagione per stagione, parte nell’incertezza delle operazioni vaccinali, del loro effetto sulla pandemia e del possibile verificarsi della terza ondata dell’infezione. Se, poi, sarà l’anno del Recovery Fund, confidiamo di non dover assistere al consueto assalto alla diligenza che emargina gli imprenditori agricoli», conclude Thurn Valsassina.

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