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Agroalimentare: il settore dove trovare lavoro

Sono stati diffusi i dati Cefap. L'80 per cento delle persone che hanno frequentato i corsi e gli stage hanno trovato lavoro. In due anni 52 corsi di aggiornamento per aziende

Sei corsi di istruzione e formazione tecnica superiore (Ifts) con più di 250 persone orientate e 92 allievi iscritti (alcuni dei quali hanno dato avvio, successivamente a 3 imprese), che per l’80%, dopo quattro mesi, erano occupati, in gran parte nelle aziende ospiti degli stage. Sono alcuni dei risultati di sintesi del Polo Formativo Agroalimentare, progetto triennale regionale portato avanti dal Cefap come capofila con la Camera di Commercio di Udine (tramite la sua Azienda speciale Ricerca & Formazione), l’Università, la Regione nonché altri partner istituzionali, enti formativi e scuole professionali di tutto il territorio: 25 realtà in tutto, per la prima volta riunite in un’associazione temporanea di scopo per studiare le esigenze di formazione delle imprese del settore, quindi programmare e predisporre corsi di formazione professionale studiati su misura sulle effettive necessità aziendali. Oggi i risultati – con i possibili sviluppi – sono stati presentati, nella Sala Economia della Cciaa, in una tavola rotonda conclusiva, che si è aperta con gli interventi di Rosanna Clocchiatti, componente di giunta camerale, e Massimo Marino, direttore del Cefap. E se Clocchiatti ha evidenziato la portata del progetto, «riuscito a mettere in linea le esigenze delle aziende del comparto e quelle della formazione, con l'impegno corale di tanti enti, riusciti a formare, a collocare personale e a realizzare nuova imprenditoria con una proposta formativa unica per l’intero settore», Marino ha spiegato in numeri questi risultati, evidenziando come si sia partiti da 3 report di analisi del fabbisogni formativi e occupazionali per mappare le necessità delle imprese del territorio.

Oltre ai risultati degli Ifts, «il Polo è anche riuscito a realizzare visite e seminari in azienda e a dare formazione anche agli occupati delle aziende del comparto, con corsi personalizzati – ha detto Marino –. Tra marzo 2011 e oggi sono stati poi realizzati 52 corsi di aggiornamento per aziende, con 1.248 ore di lezione, che hanno coi volto 258 imprese, il 90% delle quali mircoimprese, ossia quelle che più difficilmente, in generale, potrebbero permettersi di ritagliarsi tempo per la formazione. In questo caso sono stati 436 gli allievi coinvolti, di cui 212 tra imprenditori, soci e coadiuvanti familiari e 224 dipendenti», in un settore, come ha evidenziato il moderatore, il giornalista de Il Friuli Rossano Cattivello, in cui il 60% dei titolari con meno di 40 anni ha un diploma di scuola superiore o una laurea e in cui le esigenze di formazione sono molto sentite. A Mario Passon, responsabile del Centro studi della Cciaa di Udine, è spettato il compito di descrivere il comparto dell’agroalimentare e bevande in Fvg. Sono 1.110 le localizzazioni attive al 31 dicembre 2012 (l’8,6% dell’industria manifatturiera), distribuite tra le province di Udine (51,4%), Pordenone (22,8%), Trieste (15,5%), Gorizia (10,3%). Ammonta a 580 milioni di euro il valore delle esportazioni del settore nel 2012,  con un +8,6% rispetto al 2011 e di cui 104 milioni di euro di bevande: l’export di alimentari e bevande rappresenta il 5% dell’export regionale. Tra i Paesi di destinazione dell’export di prodotti alimentari del Fvg troviamo la Germania (14,8%), l’Austria (10,4%), la Francia  (8,39%). Le nostre bevande vengono invece esportate prevalentemente negli Stati Uniti (30%), Germania (19%) e Regno Unito (8,13%). «L’esperienza del Polo – ha concluso Marino – ha fatto capire che razionalizzare le competenze formative, in una logica di filiera, è fondamentale. Ora c'è bisogno di dare stabilità a questa offerta formativa che sono le aziende agricole a chiedere, magari pensando anche a un estensione dell’orizzonte alle realtà di Slovenia e Austria».

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