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Domenica, 3 Luglio 2022
Russia

Non c’è guerra che tenga, gli affari friulani con la Russia

Esiste un datebase, elaborato dall'Università di Yale, che tiene conto di tutte le attività che, nonostante il conflitto, proseguono nei loro rapporti d'affari con il Paese governato da Vladimir Putin

Business as usual. Tra le reazioni prodotte dall’invasione russa dell’Ucraina c’è anche l’abbandono di quel mercato da parte di multinazionali e aziende. Nel liberismo globalizzato e imbevuto di capitalismo l’importante, però, è fare affari e poco importa se c’è una guerra e dove a morire, in prevalenza e come in ogni conflitto, sono i civili. Quando si tratta di consumare – non sempre è bisogno primario – anche in Friuli Venezia Giulia ci sono centri commerciali, grandi punti vendita o filiali dove incontrare i marchi che, al contrario, hanno deciso di rimanere in Russia. Tra catene, istituti bancari e multinazionali, la lista è più lunga di quella che si pensi. 

A svelare una lunghissima serie di imprese è uno studio condotto dalla Yale University, che ha prodotto un database (continuamente aggiornato) basato sulla presenza delle aziende in Russia. Nella sezione contrassegnata dal bollino rosso (vale a dire quelli che continuano a fare affari con il Cremlino) ci sono numerose aziende. Scavando e collegando i punti si ottiene una figura che non lascia scampo agli idealisti: non c’è modo di sottrarsi alla ramificazione che la globalizzazione ha creato e in quella lista potrebbe esserci anche negozi diventati, per noi, punti di riferimento. 

Kronospan

A San Vito al Tagliamento opera Kronospan, multinazionale austriaca che produce laminati e pannelli. Nelle settimane scorse era finita nel mirino di alcune forze politiche di opposizione in Consiglio regionale per il progetto di ampliamento della sede in località Ponte Rosso che, come denunciato, “nulla ha a che fare con il modello di sviluppo sostenibile fondato sulle filiere locali e sull’economia circolare”. Kronospan, secondo la lista pubblicata dall’università del Connecticut, continua tranquillamente ad operare in Russia.

Buzzi Unicem

Tra San Vito al Tagliamento e Fanna di Pordenone ci sono poco più di 40 chilometri. Qui, in località Pedris (dove c’è la zona industriale) esiste il cementificio di prorpietà della Buzzi Unicem, azienda italiana che continua ad operare e a fare affari con la Russia e che nella penisola gestisce altri dieci impianti. A livello regionale l’azienda era sorta agli onori delle cronache nel febbraio di quest’anno quando la Procura della Repubblica di Trieste aveva notificato al direttore dello stabilimento (dove nel 2020 erano impiegate direttamente 75 persone) e agli amministratori delegati aziendali “un avviso di conclusione delle indagini preliminari relativo a presunte violazioni in materia ambientale”. 

Calze e scarpe

Il colosso dell’abbigliamento Calzedonia in Friuli Venezia Giulia ha 14 punti di vendita. A Udine il negozio è in via Rialto. L’azienda fondata da Sandro Veronesi negli anni Ottanta oggi conta oltre 30 mila dipendenti in tutto il mondo e nel 2018 ha chiuso con un fatturato di 2,3 miliardi di euro. Nella lista di Yale, Geox (che ha un negozio al Città Fiera) è tra le aziende che “prende tempo”: da un lato ha sospeso i nuovi investimenti ma dall’altro continua a portare avanti determinati affari. 

Banche, pasta e bricolage

Nel settore finanziario Unicredit è ancora presente in Russia (in Friuli Venezia Giulia non si contano le filiali e gli interessi), mentre la De Cecco – nonostante l’enorme crisi che nelle prossime settimane esploderà come conseguenza del blocco del grano – continua a vendere e ad operare come se niente fosse (azienda che troviamo in ogni supermercato). La multinazionale francese Leroy Merlin possiede un centro commerciale a Torreano di Martignacco e non ha bloccato le operazioni. 

Slovenia e Austria

A guardare verso est poi si scopre che tra Austria e Slovenia sono numerose le aziende che, a differenza di un certo occidente, vanno dritte per la loro strada. Gorenje è azienda che produce elettrodomestici (quarta in Europa) con sede a Velenje, nel nord del Paese verde. La proprietà è cinese, del colosso Hisense. L’azienda fattura oltre 18 miliardi di dollari, ha un utile utile netto di quasi 1,3 miliardi e ha sede a Tsingtao. La curiosità è che l’azienda ha sponsorizzato il campionato europeo under 21 che si è tenuto in Italia nel 2019 e che, tra le altre, ha visto coinvolta anche la Dacia Arena come teatro della finale.

Gli altri 

Ci sono poi Alpina Ziri (che distribuisce scarpe in Russia, con il negozio più vicino a Trieste che si trova a Sesana), l’azienda Krka Group di Novo Mesto (opera nel settore farmaceutico e continua ad operare in Russia) e l’austriaca Egger che realizza arredamento d’interni: i suoi prodotti si trovano in diversi punti vendita della zona industriale di Trieste. Il mercato globale ha cancellato ogni traccia di riconoscibilità – e di consapevolezza del consumatore stesso. Così, nella lista delle aziende operanti in Russia emergono due esempi che, seppure sotto gli occhi di tutti, potrebbero rimanere conosciuti solo agli addetti ai lavori. Parliamo della slovena Duol (con sede vicino a Lubiana) che realizza coperture per impianti sportivi e che nel 2015 ha lavorato alla copertura inserita nel centro sportivo Bruseschi dell’Udinese Calcio; l’altro esempio è quella della Riko, azienda slovena specializzata nella costruzione di strutture in legno e che tempo fa ha realizzato, a firma dell’architetto Ermanno Simonatti, l’edificio a fianco del Mib di San Luigi.

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