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Sempre meno pesce nell’Adriatico, in regione cresce solo l’acquacoltura

Il comparto ittico regionale ha solo segni meno. L'unico settore che cresce, come numero di aziende (+67,5 per cento) e di occupati (+7 per cento), è l'acquacoltura. Bisogna diversificare, dice Regeni

L’unico settore in crescita, collegato al comparto ittico del Friuli VG, è quello dell’acquacoltura. Lo evidenziano i dati contenuti nell’Analisi socio-economica della filiera ittica nelle Regioni del Distretto di Pesca Nord Adriatico per l’anno 2016. La flotta attiva nel 2015, in Friuli VG, era di 364 pescherecci equivalenti al 22 per cento del totale del Distretto composto anche da Veneto ed Emilia Romagna e gli unici mercati del pesce attivi erano (e sono) quelli di Grado, gestito dalla locale Cooperativa pescatori; di Marano Lagunare, gestito dalla Cooperativa pescatori San Vito, e Trieste, il più importante. In questi mercati, il transito di pesce (3.293 tonnellate), negli ultimi dieci anni, è diminuito del 46,7 per cento in quantità e del 28,5 per cento in valore. La produzione locale conferita (1.849 tonnellate) si è ridotta del 58 per cento in quantità e del 42,1 per cento in valore in valore.

Fabrizio_Regeni-2Nell’ultimo anno, le imprese attive nel settore ittico sono risultate, complessivamente, 562, con un rialzo dello 0,4 per cento. L’aumento più consistente si è registrato nel settore del commercio all’ingrosso (+21,1 per cento) e della lavorazione (+12,5 per cento), mentre diminuiscono il commercio al dettaglio (-0,9 per cento) e la pesca (-0,7 per cento). Assai più consistenti le variazioni su base decennale dove il numero delle ditte del commercio all’ingrosso crollano dell’83 per cento mentre le aziende dell’acquacoltura salgono del 67,5 per cento. «Nel mondo della pesca è ormai indispensabile diversificare spiega Fabrizio Regeni, presidente di Federcoopesca Fvg commentando i dati -. Il pescato cala anno dopo anno perché c’è sempre meno pesce nell’Adriatico mentre, l’esigenza di garantire il reddito ai lavoratori del comparto, rimane forte. A Marano, per esempio, vivono di pesca oltre 300 famiglie e il 70 per cento dell’economia locale gira attorno alla pesca. L’acquacoltura, perciò, è una delle strade che vengono seguite da numerose realtà, penso alla stessa cooperativa San Vito, per sviluppare nuove potenzialità produttive».

Anche nei dati che riguardano l’occupazione (che interessa, attualmente, 1.005 persone) si registrano riduzioni, per la pesca, del 29,7 per cento; per il commercio al dettaglio, del 4,6 per cento e per la lavorazione del 3,4 per cento. Salgono gli occupati, invece, nel settore del commercio all’ingrosso (+11,8 per cento) e, appunto, dell’acquacoltura (+7 per cento). Infine, riguardo agli scambi internazionali, in Friuli VG si registra un saldo negativo di quasi 23 milioni di euro, scaturito dalla differenza tra i 62,1 milioni di euro delle importazioni (+4,0 per cento) e i 39,4 milioni di euro dell’export (+10,2 per cento).

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