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Settore edile a Udine in lenta ripresa, ma il futuro preoccupa ancora

Torna a salire il numero di addetti ma per continuare il recupero restano decisive le opere pubbliche

L’analisi del settore arriva in occasione dei primi 70 anni di vita della Cassa Edile di Udine, che rappresenta uno specchio fedele della storia e dello sviluppo economico e sociale del Friuli. Dai 3.800 operai e le 150 imprese dei primissimi anni, quelli dell’immediato dopoguerra, i numeri vanno gradualmente aumentando negli anni Sessanta, che segnano la prima grande della trasformazione di un territorio prevalentemente agricolo e rurale in una regione a vocazione industriale e manifatturiera. Ma il culmine della crescita viene raggiunto nel periodo della ricostruzione dopo il terremoto del 1976, con un picco di 14mila operai e ben 2.000 imprese attive in provincia nel 1982. Nella ricorrenza dei 70 anni è stata inoltre inaugurata la nuova sede di via Monte San Marco, nel sito che ospita anche le strutture della Scuola edile di formazione, i cui lavori di ristrutturazione si sono conclusi nella scorsa primavera.

I dati attuali

Da un lato il conforto dei numeri, che certificano la prosecuzione di una ripresa iniziata solo a fine 2017, dopo la crisi peggiore mai vissuta dal comparto. Dall’altro, a mitigare l’ottimismo, la preoccupazione per il futuro delle opere pubbliche, con la spinta della terza corsia A4 destinata a ridursi man mano che si avvicina la fine dei lavori, e per le crescenti difficoltà nel reclutare giovani da formare e avviare al lavoro, a complicare un ricambio generazionale che oggi è forse la scommessa più impegnativa per il comparto. 

I numeri

Ad analizzare il momento per certi versi contraddittorio che vive il settore, la presidente dell’ente bilaterale Angela Martina e il vicepresidente Massimo Minen, presente, tra gli altri, anche l’assessore regionale al lavoro Alessia Rosolen. Numeri alla mano, l’edilizia si prepara ad archiviare un 2019 positivo, anche se con tassi di crescita inferiori a quelli registrati nel 2018.

«Il numero medio di operai attivi nei primi nove mesi dell’anno – spiega Martina – sfiora le 4mila unità, in crescita del 7% sul 2018 e con un recupero di quasi 700 addetti, sempre come media, rispetto al biennio 2016-2017. Resta però profondamente in rosso il bilancio rispetto al 2008, con un saldo negativo di 2.600 posti tra i lavoratori e il quasi dimezzamento delle imprese attive, 600 in meno rispetto al periodo pre-crisi, nonostante la risalita degli ultimi due anni».

La ripresa

Quasi dimezzate, rispetto al 2008, anche le ore lavorate, che fanno però segnare un recupero del 20% rispetto al 2017.

«Un recupero – precisa il vicepresidente Minen – che in questi ultimi due anni è stato soprattutto l’effetto di poche grandi commesse, in particolare quelle legate alla terza corsia della A4, che vede però approssimarsi l’esaurimento dei cantieri sul territorio provinciale». Da qui la preoccupazione per un futuro condizionato da nuovi venti di crisi a livello nazionale e internazionale, che potrebbero condizionare negativamente l’andamento degli investimenti pubblici e privati, e l’appello Regione ed enti locali a «puntare sulle infrastrutture strategiche, sugli interventi di recupero e riqualificazione degli edifici, sulla messa in sicurezza del territorio, sull’edilizia pubblica e scolastica, leve fondamentali per rendere più competitivo il sistema-regione e per far ripartire a pieno regime il volano dell’edilizia».

Manca nuova manodopera

A condizionare le prospettive di ripresa anche le crescenti difficoltà del settore ad attrarre nuova manodopera. I 12 lavoratori formati quest’anno dalla Scuola Edile, rivela Angela Martina, sono stati immediatamente assunti, «a conferma che la domanda di lavoro, nonostante i numeri del settore restino lontani dai valori pre-crisi, supera ampiamente l’offerta». Oltre al problema contingente della carenza di braccia, la preoccupazione riguarda anche la perdita di un patrimonio di professionalità e laboriosità che è da sempre un segno distintivo dell’edilizia friulana. E la crescita della manodopera straniera, che nel settore supera stabilmente il 40%, stenta a garantire il necessario turnover.

I premi

Anche per questo la Cassa Edile ha scelto di premiare, assieme a sessanta lavoratori e trenta imprese che vantano la più lunga militanza nel settore, 40 anni o più, anche cinque ragazzi dell’ultima leva della Scuola Edile.

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