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Confidi Friuli, a fine maggio 41 milioni di deliberato

Sono i numeri dell’attività di Confidi Friuli nei primi cinque mesi del 2015, raffrontata con lo stesso periodo dell’anno scorso

Oltre 40 milioni di deliberato, un incremento del 7% sul medio termine e addirittura dell’85% sul breve termine, mentre il valore del garantito (18,1 milioni) cresce del 45,4%. Sono i numeri dell’attività di Confidi Friuli nei primi cinque mesi del 2015, raffrontata con lo stesso periodo dell’anno scorso.

«I dati di fine maggio ribadiscono la nostra operatività a favore delle piccole e medie imprese del Friuli, ma in una fase ancora critica per l’economia locale – commenta il presidente Michele Bortolussi –. Situazione cui rispondiamo con i fatti, confermandoci una risposta fondamentale in tempi di stretta nell’erogazione del credito».

Analizzando nel dettaglio la fotografia gennaio-maggio, il deliberato di Confidi Friuli è salito dai 29,9 milioni di euro del 2014 ai 40,7 milioni del 2015 (+51,1%), con un aumento sia del medio termine (da 11,8 a 12,6 milioni) che del breve termine (da 15,1 a 28,1 milioni). Il garantito passa invece da 12,4 a 18,1 milioni.

«Con il conforto anche del concomitante rallentamento delle sofferenze in essere, si tratta di segnali di una timida ripresa in un quadro però sempre difficile – aggiunge Bortolussi –. Il trend del 2014, infatti, continua. Vale a dire che il sistema economico permane in uno stato di malattia e che la prudenza è d’obbligo, pur se un lieve miglioramento congiunturale è innegabile. Da parte nostra non possiamo che continuare a svolgere un ruolo di sostegno insostituibile per chi, altrimenti, non avrebbe alternative alla chiusura».

Di crisi «non risolta» parla anche il vicepresidente Pietro Cosatti, espressione di commercio e turismo. «Il settore del terziario – rileva – rimane il più penalizzato dalla crisi anche nel 2015 dopo la disastrosa annata 2014». In prospettiva per Confidi Friuli la necessità di rispondere al regolamento che dà attuazione alla riforma del Testo unico bancario in materia di intermediari finanziari, la cui novità principale riguarda l’innalzamento da 75 a 150 milioni della soglia di attività utile ai fini dell’iscrizione al nuovo Albo ex articolo 106.

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