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Studenti e violenza: «Non si rendono conto delle conseguenze»

Il parere della criminologa Angelica Giancola dopo gli ultimi episodi che hanno visto coinvolti dei ragazzi delle scuole superiori. O si agisce per tempo o il destino - secondo l'esperta - «è irrimediabilmente segnato»

«Sono tutti maggiori di 14 anni, non si rendono conto di essere imputabili e che le conseguenze dei loro gesti li condizioneranno per tutta la vita». Dopo gli episodi di violenza di sabato e lunedì - che si sono verificati nella zona del Centro Studi - a parlare è Angelica Giancola, avvocato e  criminologa, specializzata in psicologia giuridica e da sempre attenta al fenomeno del bullismo, anche nella sua variante “cyber”. Anzi, Giancola sottolinea come sia il caso di non fare più nemmeno distinzioni: «C’è sempre meno distanza tra bullismo on-line e off-line. I dati sono allarmanti, e non è più possibile e logico scindere le cose». 

Angelica Giancola

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LE SOLUZIONI. In casi come questi, a fatto compiuto, ci si interroga sempre su come fare per scongiurare il fenomeno e come agire sui ragazzi. La parola chiave è «prevenzione» secondo l’esperta, indirizzata su una determinata fascia di età: «Registrando casi come quelli più recenti emerge quanto sia importante lavorare coi ragazzi delle elementari (generalmente di quarta e quinta) e delle medie - sottolinea Giancola -. È necessaria un’alleanza tra scuola e famiglie per aiutare questi ragazzi, che hanno un’aggressività direttamente proporzionale alla loro voglia di essere celebrati e visti. Si deve iniziare questa pratica quando sono piccoli - sviluppando empatia, assertività, facendo intendere che non si è più “fighi” perché si menano le mani o perché si caricano sul web filmati o foto denigranti. Devono subito comprendere che quello che loro identificano come uno scherzo è un reato vero e proprio». L’età per agire è fondamentale per Giancola, e pare che non ci sia possibilità di redenzione se la formazione non viene impartita nei tempi corretti: «Se non vengono educati dai 7 ai 14 anni non li recuperi più. Nel giro di pochi giorni sono stati commessi dei reati seri, come  illecita diffusione di dati personali. È vero che per loro - data l’età - sono previste soluzioni alternative al carcere, ma ricordiamoci che sottovalutano che a furia di commettere azioni che non sono più scherzi il destino, nella maggior parte dei casi, è irrimediabilmente segnato».

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