Le note degli AC/DC per rivendicare i propri diritti: gli operai dell'Abs non entrano in fabbrica e gli impianti restano fermi

Questa mattina i lavoratori dei primi turni non sono entrati e gli impianti dell'acciaieria sono rimasti fermi: all'esterno della fabbrica una cinquantina di lavoratori ha presidiato con bandiere, musica e fumogeni

Era stato annunciato nei giorni scorsi e, puntualmente, oggi - lunedì 1 febbraio - lo sciopero degli operai dell'Abs è andato in scena: gli impianti, nella mattina di oggi, sono rimasti tutti fermi visto che tra i lavori dei primi turni nessuno è entrato. 

A presidiare la situazione, una cinquantina di operai rimasti all'esterno della fabbrica con bandiere, fumogeni e musica. Dalle casse portate all'esterno dell'acciaieriauscivano questa mattina note da "metallo pesante": tra le altre, una sempreverde "Thunderstruck" degli AC/DC per rivendicare la serietà della manifestazione.

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Le motivazioni

"Partiamo - scrivono i sidacati in una nota - dalla gestione della mensa “vergognosa” con pasti freddi e decisamente non in linea con le norme igienico sanitarie, con lavoratori costretti a mangiare all’interno della propria postazione lavorativa all’interno del reparto produttivo. Successivamente c'è la gestione degli screening, richieste già dal mese di marzo dalle organizzazioni sindacali e gestite in maniera unilaterale dall’azienda, senza condivisione e utilizzando le ferie, i riposi ed i permessi dei lavoratori per chiamarli ad effettuare i tamponi fra l’altro con spostamenti degli stessi in piena zona rossa. A livello sindacale abbiamo sollevato il problema di metodo e non di merito, dove invece siamo stati i primi a proporre i tamponi".

La questione buste paga

"La ciliegina sulla torta - proseguono - è stata la comunicazione in via telematica dell’azienda alle RS.U. in data 21 gennaio che, per decisione aziendale - non discutibile e non modificabile -  le retribuzioni dei lavoratori cambiavano nella modalità di riconoscimento ed erogazione differendo tutte le variabili di un mese. Ciò significava ridurre drasticamente la retribuzione del lavoratore lasciando inalterata la paga base ordinaria e posticipando i pagamenti delle maggiorazioni, degli straordinari, delle festività, del lavoro festivo e prefestivo ed altro ancora. Da lì la decisione di convocare subito, ma nei tempi e nelle modalità previste dal contratto nazionale le assemblee sindacali per le giornate del 27-28-29 gennaio per discuterne con i lavoratori che già lo scorso 21 gennaio volevano incrociare le braccia e fermarsi rispetto a quanto stava mettendo in atto l’azienda".

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"Solo la grande responsabilità delle R.S.U. ha fatto rientrare una situazione esplosiva - concludono - ma anche questo segnale veniva banalizzato e non considerato dalla direzione aziendale, anzi, venivano impedite con diffida parte delle assemblee sindacali, tant’è che, nella serata di venerdì 29 gennaio, l’assemblea del turno “acciaieria” dalle 21 alle 22 è stata fatta all’esterno dello stabilimento in sciopero, al freddo per permettere ai lavoratori di partecipare come è stato poi, con una presenza massiccia del turno di lavoro. A coronamento di tutto ciò, l’azienda ha negato l’accesso allo stabilimento agli RLS (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza), richiesta che era stata inviata all’azienda con amplio anticipo, per un giro di controllo nel reparto acciaieria riguardo a delle segnalazioni arrivate dai colleghi di lavoro. Infine, nella giornata del 29 gennaio, in virtù delle nuove modalità di retribuzione imposte dall’azienda, i lavoratori si sono ritrovati il bonifico dello stipendio del mese di gennaio che mediamente si aggirava tra gli 800 ed i 900 euro, una vera offesa alla dignità delle persone".

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