Via Mercatovecchio, riportata alla luce la Udine di 3mila e 500 anni fa

I lavori, eseguiti sotto la direzione della Soprintendenza, hanno fatto emergere la struttura dell'abitato protostorico della città

I lavori di riqualificazione di via Mercatovecchio hanno attestato la presenza di opere costruttive strutturali riferibili in modo chiaro all’abitato preromano. Gli ultimi ritrovamenti si aggiungono a quelli dello scorso agosto, quando, durante la prima tranche dei lavori, sono state messe in luce tracce insediative di età romana, per la prima volta chiaramente documentate nel centro di Udine. Il saggio archeologico recentemente concluso – realizzato dalla ditta Arxè s.n.c., ad opera degli archeologi Giulio Simeoni e Massimo Calosi, e sotto la direzione scientifica del funzionario archeologo Giorgia Musina per la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia –  si è reso necessario per circoscrivere e identificare una struttura in fossa contenente reperti di epoca protostorica. La parte era già stata individuata durante la sorveglianza archeologica dei lavori di riqualificazione e ricollegabile all’abitato protostorico di Udine. L’opera è stata identificata come un fossato con almeno una sponda, probabilmente rinforzata con elementi lignei ed è ricollegabile alle strutture del villaggio preromano di II e I millennio avanti Cristo. 

I risultati 

Le ridotte dimensioni dell’indagine e il cattivo stato di conservazione del deposito, compromesso da precedenti scassi per la posa in opera di sottoservizi, hanno reso alquanto problematica l’interpretazione della struttura indagata. È stato comunque possibile attestare la presenza di un fossato largo circa tre metri, che presentava un andamento perpendicolare a via Mercatovecchio e si prolungava verosimilmente fino alle pendici del colle. L’abitato protostorico di Udine infatti rientra nella tipologia di abitati definiti castellieri, che erano circondati da un terrapieno difensivo e, solitamente, da due fossati, uno interno e uno, più largo, esterno al terrapieno. Le caratteristiche di quello qui rinvenuto potrebbero quindi essere compatibili con quelle della struttura perimetrale interna ma, allo stato attuale, mancano ancora chiari elementi riconducibili al possibile terrapieno di cinta. Dagli strati di riempimento è emersa inoltre una discreta quantità di frammenti ceramici e di ossa animali interpretabili come i residui della vita degli antichi abitanti del villaggio. Lo studio di questi reperti, attualmente conservati nel deposito della sede di Udine della Soprintendenza, permetterà di circoscrivere la datazione del contesto individuato. Al momento la struttura sembrerebbe databile al Bronzo Finale, tra II e I millennio avanti Cristo, periodo a cui pare riconducibile la maggior parte della ceramica recuperata nel corso dello scavo. Segnalata anche la presenza di materiali più antichi, forse riferibili al Bronzo Medio-Recente, e di altri databili alla prima Età del Ferro, a testimonianza della continuità di frequentazione dell’area.  
 

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