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Velo vietato a scuola? L'Ufficio Scolastico Regionale dice la sua

In una circolare emessa a firma del dirigente vicario Pietro Biasiol l'Ufficio precisa che gli unici limiti per opporsi a segni di appartenenza sono quelli previsti dalla legge, e cioè che «non si pongano in contrasto con l’ordinato svolgimento dell’attività didattica e con il regolare funzionamento della vita scolastica»

«Le uniche restrizioni alla libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo possono essere quelle previste dalla legge. Non sussistono ragioni per opporsi all’uso di segni di espressione della propria appartenenza culturale e religiosa che non si pongano in contrasto con la vita scolastica». La nota, apparsa ieri sul sito dell’Ufficio Scolastico Regionale a firma del dirigente vicario Pietro Biasiol, è un chiaro riferimento a quanto dichiarato tal preside Aldo Durì dell’Isis Malignani Cervignano, riguardo alla presenza di studentesse che a scuola indossino il velo. Se parliamo di legge, dunque, in tema di quel che riguarda la libertà di abbigliarsi a scuola l’unico limite lo possiamo rintracciare nel R.d. 653/25, che prevede provvedimenti disciplinari per le offese al decoro personale, alla religione, alla morale. Come infatti precisa il dirigente «non appare sussistano ragioni per opporsi, in generale, all’uso di segni di espressione della propria appartenenza culturale e religiosa che non si pongano in contrasto con l’ordinato svolgimento dell’attività didattica e con il regolare funzionamento della vita scolastica». 

La circolare dell'Ufficio Scolastico Regionale

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