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La Baita Torino

La Baita Torino

L'università di Manchester arriva ad Ampezzo

Un gruppo di studiosi dell'ateneo della città inglese arriverà in Carnia per studiare la biodiversità. Presentata la guida alla flora, predisposta dal gruppo del professor Nimis

Non esistono altri posti dove vedere quattro tipi diversi di licheni su un solo albero come nei boschi tra Ampezzo e Sauris, un’area dove tra l’altro convivono a distanza di pochi chilometri specie vegetali di origini geografiche molto distanti. Qui la biodiversità è così importante che da anni studenti del dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Trieste passano un periodo di studio in estate sul Passo Pura guidati dal professor Pier Luigi Nimis. Il prossimo anno arriveranno anche studenti e ricercatori dell’università di Manchester, a dimostrazione dell’importanza che la flora locale riveste a livello internazionale.

Questa ricchezza della biodiversità è stata al centro della presentazione del libro catalogo Guida alla flora delle Alpi Carniche meridionali e della versione interattiva, che permette attraverso un’applicazione per Android e iPhone di riconoscere il nome e le caratteristiche di una pianta grazie ad un facile e intuitivo sistema che aiuta a identificare la specie. Si tratta di strumenti che mettono il Centro di studi di botanica alpina del Passo Pura ancor di più al centro dell’interesse di studiosi o di semplici appassionati che vogliono conoscere specie che incontrano nelle escursioni.

Ora - ha spiegato il sindaco di Ampezzo, Michele Benedetti durante la presentazione - serve che la Comunità Montana ristrutturi Baita Torino, di cui è proprietaria e che ospita il Centro studi di botanica alpina. Questo luogo a Passo Pura sta diventando sempre più uno snodo importante per lo studio della flora alpina e fonte crescente di turismo e valorizzazione del territorio. Per questo occorre che sia tenuta in considerazione, rinnovata e ne venga curata la manutenzione. Altrimenti passi al comune di Ampezzo, che in questi anni ha già messo mano volentieri per la manutenzione pur non essendo obbligato a farlo”.

Alla presentazione del libro e della applicazione sono intervenuti il prorettore dell’università di Trieste Renato Gennaro e il professor Nimis, che ha ricordato come questo lavoro e la presenza in loco (con lezioni di botanica aperte al pubblico) siano una forma di riconoscenza “ci sentiamo in dovere di lasciare un segno sul territorio”. Territorio che, ha ricordato Nimis, pur non contando sulla fama di luoghi come le Dolomiti, possiede una ricchezza legata alla biodiversità, che è assolutamente da valorizzare.

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