Un friulano contro Garibaldi: Fogolâr Civic e Club per Unesco di Udine hanno ricordato Valentino Turello

Il pronipote, prof. Alberto Travain, ha rievocato la figura del trisavolo che raccontava di aver affrontato l'Eroe dei Due Mondi: “Le saghe familiari raccontano molto dei sentimenti popolari di un tempo!”.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

In relazione alla Giornata dell'Unità d'Italia, il Club per l'Unesco di Udine, presieduto dalla prof.ssa Renata Capria D'Aronco, ha organizzato un incontro pubblico presso la sede universitaria udinese di Palazzo di Polcenigo Garzolini di Toppo Wassermann in collaborazione anche con il Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic” con relatori l'universitario Francesco Pietro Volpin, il prof. Giorgio Vello, il prof. Alberto Travain e il vicepresidente del Club, Maurizio Calderari. Nello specifico, il prof. Travain, presidente del Fogolâr Civic e del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl” nonché delegato presidenziale del Club per l'Unesco di Udine per formazione civica e cittadinanza attiva, ha sottolineato l'importanza documentaria della memoria popolare anche nel campo dell'effettiva percezione dello spirito pubblico, dei sentimenti sociali in ordine all'avvento dello Stato nazionale italiano in luogo dell'Impero asburgico. A sostegno di ciò, Travain ha narrato la suggestiva saga familiare del trisavolo Valentino Turello, classe 1849, per tutta la vita fieramente avverso alla figura di Garibaldi, che, in base a una certa versione dei fatti, egli avrebbe affrontato personalmente.

Nativo di Santa Maria la Longa, trasferitosi a Buttrio ed ammogliato a Pradamano, “nono Valentin”, di mestiere giardiniere, all'indomani di Caporetto, come molti altri vecchi friulani tutti d'un pezzo non volle abbandonare il suo paese all'arrivo delle truppe austroungariche. Nutriva, come tanti altri friulani del tempo, stima e rispetto per il ricco e ordinato impero degli Asburgo i cui fasti aveva potuto sperimentare direttamente nella “Nizza Austriaca”, Gorizia, dove aveva, pare, lavorato presso una baronessa. Era stato giardiniere nella celebre villa pradamanese in cui nel 1866 si era acquartierato il comando dell'esercito italiano occupante la vecchia provincia asburgica del Friuli. “I varan pestade une plante” ha commentato scherzosamente il pronipote prof. Travain. E così fu odio mortale, per modo di dire, o quanto meno distacco, dissociazione, nei confronti del nuovo ordine nazionale impostosi e dei suoi simboli.

“Era arrivata l'Italietta della tassa sul macinato, della polizia commista di malavitosi arruolati negli ex territori borbonici, della miseria montante che obbligava a emigrare lontano, del servizio militare obbligatorio per tutti: una nuova storia contro cui anche in Friuli ci si ribellò pur sommessamente spesso, anche soltanto come moto represso di libertà d'animo, eppure senza lasciare traccia se non nelle intime leggende familiari , documento eccezionale e fondamentale per ricostruire il nostro passato oltre la retorica governativa”. “Sia chiaro comunque – ha detto Travain mostrando un quadretto con una foto del trisavolo – che senz'altro per me Garibaldi è stato un idealista ed un eroe, anche se oggi probabilmente non condividerei certe sue entusiastiche scelte di allora. In casa mia, alla parete, ho voluto associare i ritratti di entrambi”.

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